L'ambasciatore a Bruxelles: gli Stati non hanno spiegato il valore
dell'allargamento - Fondi ad hoc per i nuovi Paesi senza rinunciare
alla politica regionale
Adriana Cerretelli
DAL NOSTRO INVIATO
BRUXELLES * Rocco Cangelosi è un europeista di lungo corso.
Ambasciatore a Bruxelles presso l'Unione, è l'uomo tra
le cui mani sono passati e passano tutti i dossier europei che
contano, compresi quelli dell'allargamento e della Costituzione
europea, i due temi caldi del momento. <Nei rapporti con l'Unione
bisogna sempre guardare alla bilancia del dare e dell'avere>
dice in questa intervista a <Il Sole-24 Ore> concessa alla
vigilia della sua lezione ieri a Roma all'Università Luiss
sul "Futuro dell'Europa". E lo dice pensando al referendum
francese sulla Costituzione perché <un no precipiterebbe
l'Unione nell'impasse, almeno per un certo tempo>.
A un anno dall'allargamento da 15 a 25 Paesi l'Unione
europea, soprattutto a livello di opinioni pubbliche, appare nutrire
dubbi sulla bontà della scelta. O no?
In questo anno si è esaurita la prima parte dell'allargamento:
10 nuovi Paesi sono entrati, si è firmato anche con Romania
e Bulgaria e si sono aperte le candidature di Croazia e Turchia.
L'effetto dell'allargamento sembra sia stato metabolizzato. Ora
bisognerà vedere come funzionerà alla prova dei
fatti, dei dossier più difficili come il rifinanziamento
dell'Unione.
Metabolizzato fino a un certo punto guardando ai sondaggi
francesi e olandesi, non trova?
É innegabile che nelle opinioni pubbliche ci sia preoccupazione
per un allargamento eccessivo dell'Unione.
Come spiega questo atteggiamento negativo verso l'Europa?
Con la mancanza di comunicazione da parte degli Stati e delle
istituzioni europee che non sono state in grado di spiegare quale
sia il valore aggiunto del grande mercato europeo riunificato,
quali siano i vantaggi politici dell'unificazione europea. Queste
cose vanno spiegate alla gente.
Invece la gente, in Francia come altrove, percepisce
l'allargamento come una minaccia tra delocalizzazioni delle imprese
e concorrenza dei lavoratori dell'Est, etc. Visti i divari tra
le due Europe, in fondo erano problemi prevedibili...
Vero. Ma è comprensibile che in una fase di difficoltà
economica, di crescita ridotta, di minore competitività
dell'Europa, le classi più toccate siano quelle che reagiscono
immediatamente. Però bisogna vedere come sempre il dare
e l'avere complessivo, i vantaggi politici, economici e sociali
dell'Unione allargata in prospettiva.
In attesa della convergenza tra le due Europe, si accusa
spesso quella nuova di dumping sociale e fiscale. Intanto però
si lesina sugli aiuti comunitari destinati a colmare i divari
attuali. Lei che ne pensa?
Mi sembra che, perlomeno nelle proposte della Commissione, si
siano stanziati fondi sufficienti in loro favore, mantenendo l'equilibrio
tra le risorse destinate alle regioni povere della vecchia e della
nuova Europa. La solidarietà deve infatti valere per tutti,
anche per l'Italia. Sarebbe controproducente se pensassimo di
creare fondi ad hoc per i nuovi Paesi rinunciando alla politica
regionale.
Si festeggia un anno di allargamento mentre incombe la
minaccia del no francese alla ratifica della Costituzione europea.
Se davvero sarà no, quali le conseguenze per l'Unione?
Bisogna sempre evitare di drammatizzare. Sarebbe una grossa perdita
non avere la Costituzione che è stata negoziata con tanta
fatica proprio per gestire l'allargamento. Però il rischio
che persone male informate diano una risposta negativa esiste,
soprattutto in Francia dove però c'è una grossa
mobilitazione per il sì. Speriamo che continui. Perché
la Francia è il cuore dell'Europa.
Quindi un no francese mandererebbe in tilt l'Unione?
Di sicuro ci troveremmo nell'impasse, perlomeno per un certo
periodo. Non saprei nemmeno quali soluzione si potrebbero immaginare.
Anzi non voglio nemmeno provarci a immaginarle perchè voglio
sperare che alla fine il sì in Francia prevarrà.
ADRIANA CERRETELLI