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LA REPUBBLICA – 22 febbraio 2006 - "Questa è l´Europa dei diritti noi non facciamo guerre sante"

 

Parla il vice-presidente della Commissione Ue Franco Frattini: dialogo con l´Islam, ma nel rispetto.

BRUXELLES - Vicepresidente Frattini, sulla questione del confronto Occidente-Islam sia il Papa sia il presidente del Senato tirano in ballo l´Europa.
«Sì, ma lo fanno in modo molto diverso. Il Vaticano chiama giustamente in causa l´Europa perché afferma un tema al centro della nostra attenzione: quello della libertà religiosa e della garanzia che i cristiani nel mondo possano esercitare la loro fede. Ma non dice, come ha invece detto il presidente Pera, che l´Europa si deve svegliare. Questo mi sembra francamente un po´ strano. L´Europa è ben sveglia. Da molti giorni noi abbiamo messo sullo stesso piano il diritto alla libertà di espressione, il diritto alla libertà religiosa e il rifiuto della violenza».
Sì, ma Pera dice che non avete fatto nulla.
«Abbiamo fatto quello che un´entità che rappresenta 25 Paesi può fare. Il presidente della Commissione ha fatto una dichiarazione impegnativa a nome dell´Europa. Abbiamo avviato colloqui diplomatici con il rappresentante per la politica estera, Javier Solana, che è appena rientrato da un viaggio in Medio Oriente. Abbiamo preso contatti con esponenti religiosi importanti. È chiaro che l´Europa deve tener conto delle sensibilità di 25 Paesi e deve quindi raggiungere l´unità di intenti con più pazienza del singolo stato nazionale. Ma questo fa anche la differenza. Quando l´Europa parla con una voce sola, è difficile ignorarla».
Pera vuole lanciare un appello in difesa dell´Occidente. Lei crede che l´Occidente sia in pericolo? Siamo allo scontro di civiltà?
«Credo che ci sia una minoranza di estremisti ben organizzati che ha trovato una linea di azione pericolosa e sicuramente capace di diffondersi con rapidità. Questa diffusione richiede una regia, anche se non credo che ci sia un´unica centrale mondiale. Quella di Bengasi non era una rivolta spontanea. Ci vedo una mano che viene da fuori della Libia e che magari approfitta di questa occasione per attaccare Gheddafi e il suo regime».
Anche Pera attacca Gheddafi e lo ritiene responsabile.
«Io credo che in questa vicenda Gheddafi sia più la vittima di un tentativo di destabilizzazione che il regista di un´azione contro l´Italia. È noto che la Cirenaica e Bengasi sono sempre stati uno dei focolai della critica al regime libico in nome dell´Islam. Il pericolo per l´Occidente viene dalla diffusione di queste azioni che attirano più facilmente i giovani di quanto non faccia il terrorismo. È chiaro che è più facile scendere in piazza e bruciare una bandiera piuttosto che farsi saltare per aria su un´autobomba. Sono entrambe azioni estremiste dirette verso l´Occidente. Ma non credo che noi dobbiamo cascare nella trappola».
Il presidente Pera ci è cascato?
«Se noi reagiamo alla guerra santa con una contro-guerra santa, non difendiamo i nostri valori e le nostra identità, ma al contrario li mettiamo in pericolo. L´Europa non potrà mai lanciare il boicottaggio dei paesi arabi o incitare le piazze ad assaltare le ambasciate dei Paesi islamici. Noi siamo l´Europa della democrazia e dei diritti. La nostra risposta deve essere politica e di coinvolgimento di quelle realtà islamiche che il dialogo, malgrado tutto, lo vogliono».
Il presidente del Senato la potrebbe accusare di «malinteso senso di tolleranza».
«Noi siamo l´Europa dei diritti fondamentali. Se fuori dai nostri confini i cristiani non hanno la stessa libertà religiosa, non possiamo per questo ridurla ai musulmani. Questa sarebbe una risposta sbagliata. Detto questo, il dialogo con l´Islam non può prescindere dal rispetto di alcuni diritti basilari che non devono essere relativizzati: la parità tra uomo e donna, il diritto allo studio per le bambine, il diritto a praticare la religione senza incitamenti alla violenza, il divieto delle mutilazioni genitali femminili, per dirne alcuni. Anche in questo, quando il Santo Padre parla di valori assoluti e invita a non relativizzare, io sono pienamente d´accordo».
Non crede che l´Occidente abbia qualche colpa nella radicalizzazione del mondo islamico?
«Se una colpa l´Occidente ha avuto è stata quella di accorgersi troppo tardi della necessità di dialogo anche su alcuni valori assoluti. Fino a poco fa c´era qualcuno che, pur di dialogare con l´Islam chiudeva un occhio se veniva messo in dubbio il diritto di Israele all´esistenza o la verità storica dell´Olocausto. Non ci siamo resi conto che in molte moschee europee l´interpretazione wahabita del Corano, supportata dall´Arabia Saudita, stava prendendo piede».
Scusi, sa, ma non crede che l´Occidente dovrebbe farsi un esame di coscienza per cinquant´anni di mancata risoluzione del problema palestinese, per le innumerevoli risoluzioni dell´Onu su Israele puntualmente disattese, per l´invasione dell´Iraq?
«Credo che l´esame di coscienza vada fatto. Ma non si può concludere che la radicalizzazione islamica c´è perché non si è risolto il problema palestinese o perché c´è stata l´azione in Afghanistan o in Iraq. Questo ci porta al giustificazionismo. L´azione in Iraq porterà un bene ai popoli. È sbagliato ritenere che ci sia un "colpa" dell´Occidente. Trovo giusto esplorare le radici della radicalizzazione, ma non si può sconfinare nella giustificazione. Quello che i talebani vivono come un´aggressione dell´Occidente è stata in realtà la liberazione da un regime sanguinario che ha portato alla Costituzione e alla democrazia».
Già, ma poi la democrazia porta alla vittoria dei nemici dell´Occidente.
«Questo è il prezzo della democrazia. È uno sforzo lungo, che passerà anche attraverso una fase difficile come questa. Ma ne vale la pena. Chi ha raggiunto la democrazia non ha motivo di avere paura. Invece chi soffre la mancanza di libertà, appena può si scatena».
Secondo lei è giusto che, come vorrebbe Pera, questi temi diventino centrali nella campagna elettorale italiana?
«È positivo solo se si fa chiarezza sul fatto che non è e non sarà mai interesse del nostro paese incoraggiare una guerra di religione. Per questo ritengo fondamentale approvare la direttiva europea su razzismo, xenofobia, antisemitismo e islamofobia. Così come bisogna essere chiari nel dire che non si può confondere i terroristi con combattenti per la libertà»
Scusi, ma come può mettere sullo stesso piano qualche decina di scalmanati che bruciano le bandiere israeliane con un ministro della Repubblica che insulta l´Islam in Tv e la seconda carica della Repubblica che lancia appelli alla difesa dell´Occidente?
«Esaltare l´attentato a Nassirya è la cosa più grave che si possa fare. Quanto al ministro, se ne è andato. E ha fatto bene ad andarsene. Non credo che Pera abbia inneggiato alla radicalizzazione dello scontro. Ha solo detto, come in altre occasioni, che l´Occidente si deve difendere. E io penso che l´Occidente abbia un´eccellente strumento di difesa, che è la battaglia per i diritti fondamentali. Se impugniamo questa bandiera credo che nessuno si possa scandalizzare, tantomeno la sinistra che ha fatto dei diritti umani il proprio cavallo di battaglia».

di Andrea Bonanni

 

 

 

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