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La Repubblica - 4 maggio 2006 - Perché l´Europa sembra smarrita - Introduzione di Romano Prodi al saggio di Leonard

 

Anticipazioni/ l´introduzione di Prodi al saggio di Leonard

Perché l´Europa sembra smarrita


ROMANO PRODI

Dopo un formidabile periodo di successi - l´introduzione dell´euro, il grande allargamento ai paesi dell´Europa centrale e orientale - l´Unione europea sembra essersi smarrita. È passato poco più di un anno da quando i governi hanno firmato il trattato che istituisce la Costituzione europea, eppure oggi la sua entrata in vigore è di fatto bloccata, dopo i risultati negativi dei referendum in Francia e nei Paesi Bassi. Sono frattanto riapparsi i fantasmi degli egoismi nazionali, e il deludente accordo raggiunto sul quadro finanziario dell´Unione europea fino al 2013 sta lì a dimostrarlo.
L´improvviso cambio di clima politico in seno all´Unione europea non è una novità. Al contrario, la storia della costruzione comunitaria ci insegna che il suo sviluppo non è avvenuto in maniera lineare, ma è stato il frutto di frequenti discontinuità. A periodi di grande dinamismo e di giustificato entusiasmo, sono seguiti momenti di sensibile rallentamento e di contagioso scetticismo.
Questa oscillante evoluzione è ampiamente giustificata dalla complessità dei processi di integrazione europea. Unire gli Stati del Vecchio Continente usciti distrutti dal secondo conflitto mondiale, unificare i mercati, riavvicinare i modelli economici e sociali, amalgamare i popoli europei e le loro culture è tutt´altro che un progetto semplice. Tuttavia, malgrado le difficoltà, la costruzione comunitaria non si è mai fermata: gli Stati membri, con il determinante apporto della Commissione europea, sono costantemente riusciti a condividere le ragioni - la solidarietà innanzitutto - per promuovere la loro integrazione; sono stati sempre in grado, non senza frizioni, di coagulare la volontà politica per proseguire insieme sulla strada dello sviluppo, del benessere, della giustizia.
È per questo che la storia comunitaria è una storia di successo. È la storia della realizzazione di uno spazio europeo condiviso di pace, libertà e prosperità. Non dobbiamo dimenticarlo mai, e soprattutto non dobbiamo dimenticarlo nelle situazioni di crisi, quando la forza ideale del progetto europeo sembra venire meno.
In questi momenti di difficoltà, nel vuoto apparente o reale di risposte della politica, ritrovano vigore le voci tradizionalmente critiche nei confronti dell´unità europea, riaffiorano vecchi dubbi, nascono nuove diffidenze, spesso stimolate da mezzi di informazione pronti ad attribuire all´Unione europea la responsabilità di tutti i mali della società e dell´economia del Vecchio Continente. Occorre reagire e contrastare con vigore intellettuale e politico la percezione di un´Europa prigioniera della sua debolezza e incapacità di reagire.
Non farlo contribuirebbe a provocare nell´opinione pubblica un malinconico disincanto e a condannare l´Unione europea a un declino inarrestabile nell´immaginario collettivo e non solo.
C´è bisogno di ristabilire la fiducia dell´insieme dei cittadini nel progetto europeo. Uno dei tanti modi di farlo è proprio quello di ricordare che la storia comunitaria è una storia di successo.
Un contributo importante in questa direzione ci giunge da oltre Manica, con un soffio di ottimismo che non può che stupirci favorevolmente proprio perché britannico. Ce lo offre il giovane Mark Leonard con il suo volume Europa 21 (The European Century). E lo fa con il tradizionale pragmatismo anglosassone, registrando innanzitutto i fatti, senza lasciarsi trasportare dalla retorica europeista. Più che sulle idee, infatti, il libro di Leonard si concentra sulle realizzazioni concrete dell´Unione europea. Originale è la chiave di lettura con cui egli descrive i successi dell´Europa, il filo rosso che unisce gli undici capitoli del volume. Leonard lo definisce il "potere di trasformazione" dell´Unione europea ed è il frutto della sua capacità di utilizzare l´ampiezza del suo mercato e la sua diplomazia. Questo potere, sottolinea l´autore, è il più importante sviluppo nelle relazioni internazionali dalla creazione dello Stato-nazione. Basato sulla legge e sulla condivisione di valori comuni, il "potere di trasformazione" altro non è che un altro modo di definire il "metodo comunitario", lo strumento originale attraverso cui hanno preso avvio le Comunità europee.
Grazie a questo metodo, abbiamo fondato la nostra Unione sulla riconciliazione tra popoli e nazioni del nostro continente, sulla tolleranza verso gli altri, sulle libertà individuali e i diritti delle minoranze. Uniti nella nostra diversità, abbiamo basato l´Unione sulla volontà di capire il punto di vista altrui anziché di imporre il nostro, su impegni reciproci assunti liberamente e accettati democraticamente. Il rispetto per la diversità ha consentito a ciascun paese di mantenere le proprie caratteristiche, senza intaccare il nostro comune rispetto per i valori e i principi che condividiamo. Tutto ciò è l´innegabile successo di un approccio inclusivo e multilaterale che Leonard aiuta a scoprire attraverso la sua lente di ingrandimento.


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