È saltato il vertice rappacificatore fra turchi, greci
e ciprioti in Finlandia. C'è polemica perché il
premier Erdogan non vedrà il papa. Un giovane musulmano
ha sparato contro il consolato italiano. Commissario, è
una giornata nera per il processo di avvicinamento di Ankara
all'Unione europea, vero? «È un'altra giornata
in cui bisogna tenere i nervi saldi - risponde Franco Frattini,
vicepresidente dell'esecutivo di Bruxelles -, il momento di
fare esattamente il contrario di quello che verrebbe voglia
di fare, e cioè accusare la polizia e lo stato turco
di aver sbagliato tutto. Le tensioni e i singoli episodi non
debbono convincere l'Europa a rinunciare al percorso, strategico,
che ci avvicina ad Ankara. Un passo indietro sull'onda delle
emozioni sarebbe un errore».
È difficile trattare quando anche l'incontro di Helsinki
è stato osteggiato dai turchi perché sarebbero
presenti i ciprioti. Così mancano le condizioni più
elementari.
«Questo è vero. Tuttavia il confronto non prevede
necessariamente l'avvio del negoziato di adesione su tutti e
35 i capitoli stabiliti. Anzi, si può discutere punto
per punto partendo dai temi sui quali ciò è possibile.
Si può andare avanti a tappe, senza chiuder loro la porta
in faccia. Se lo facessimo, daremmo ragione agli estremisti
nemici di Erdogan che oggi, malgrado tutto, ha bisogno di essere
sostenuto. L'alternativa al suo governo potrebbe essere estremista
e profondamente ostile agli occidentali».
Le fughe di notizie sul rapporto che la Commissione sta preparando
fotografano una Turchia non all'altezza della situazione quanto
a riforme. Conferma?
«È così. Appena dieci giorni fa ho visto
il responsabile per l'adesione Ue, Ali Babacan. Gli ho detto
chiaramente che sulla libertà religiosa, come su quella
di stampa, non ci siamo ancora e che sulle riforme devono ancora
essere compiuti dei passi sostanziali. Lui ha assicurato che
il parlamento turco sta per approvare un nuovo pacchetto di
riforme propedeutico all'apertura di tutti i capitoli negoziali».
Allora si va avanti à la carte, sui dossier maturi,
lasciando da parte gli altri?
«Questo è il modo di mantenere il filo del dialogo.
La trattativa, comunque vada, sarà lunga. Cosa ci guadagna
l'Europa a rompere anche laddove potrebbe discutere? Esistono
questioni delicate e gravi come religione, libertà di
stampa e Cipro, ma - ad esempio - il capitolo della giustizia
si può vedere subito».
Anche alla luce delle critiche attese dalla Commissione, si
è creato uno scenario in cui i governi potrebbe decidere
di sospendere il processo di adesione.
«Considerando la sensibilità di alcuni importantissimi
paesi europei, a partire da Germania e Francia, immagino che
vi possa essere più di una tentazione di farlo. Sarebbe
uno sbaglio. Non stiamo parlando di questioni talmente dirompenti
da modificare lo scenario rappresentato un anno fa quando la
Turchia è diventato paese candidato. Abbiamo episodi
gravi e spiacevoli che certo non aiutano, ma il quadro non è
mutato. Si deve andare avanti».