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3 agosto 2006
La Repubblica - intervista al Commissario Frattini - "Pattuglie in mare entro agosto e con Gheddafi trattativa aperta"
di Alberto D'Argenio


"Pattuglie in mare entro agosto e con Gheddafi trattativa aperta"

Il vicepresidente della commissione Ue Franco Frattini: personale da Italia, Malta e Grecia

ALBERTO D´ARGENIO
BRUXELLES - Franco Frattini anticipa i tempi ed entro la fine di agosto sarà in grado di attivare la missione europea per il pattugliamento del canale di Sicilia. L´ex ministro degli Esteri del governo Berlusconi oggi è vicepresidente della Commissione Ue con delega anche all´immigrazione e lavora insieme ai ministri del centrosinistra, come Giuliano Amato, per far fronte all´emergenza clandestini. Anche se non si tira indietro quando c´è da criticare il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, che nei giorni scorsi ha annunciato di voler modificare la legge Bossi-Fini.
Commissario, quando potrà partire la missione "Jason 1" per il pattugliamento europeo al largo di Lampedusa?
«Prima che esplodesse l´emergenza e Amato mi chiedesse un intervento formale la missione era stata programmata per la metà di settembre. Ora però credo che potremo farla partire perfino nel mese di agosto. Attivarla entro la fine del mese sarebbe un ottimo risultato. In partenza dovrebbe essere condotta da Italia, Grecia e Malta, ma poi si potrebbe estendere ad altri paesi. Siamo stati in grado di reagire all´emergenza rapidamente, i tecnici della Commissione e di Frontex (la nuova agenzia Ue per il controllo delle frontiere, ndr) sono già in Italia per mettere a punto le richieste: che tipo di expertise occorrerà, che area andrà pattugliata, come verrà ripartito il lavoro tra i tra Paesi».
Chi finanzierà il pattugliamento?
«L´Ue pagherà l´ottanta per cento della missione mentre siamo in grado di pagare il cento per cento dei voli di rimpatrio dei clandestini nel caso essi vengano prelevati in almeno due stati europei».
Ma per essere efficaci serve anche la collaborazione dei paesi di partenza dei battelli. A che punto sono i contatti con la Libia?
«Qui abbiamo una novità di rilievo, visto che ho avuto un riscontro positivo da Tripoli e in una lettera al ministro degli Esteri ho formalizzato una proposta di negoziato globale tra Europa e Libia su tutti i temi dell´immigrazione».
Il che significa che le navi europee potranno entrare nelle acque territoriali libiche?
«No, Jason si fermerà fuori dalle loro acque come avvenuto nei giorni scorsi per il pattugliamento italiano che ha respinto due pescherecci carichi di clandestini al largo della Tunisia. Fermare i battelli in mare aperto ha lo scopo di soccorrere chi sta affogando e di rimandare indietro il grosso dei clandestini. Quella sul pattugliamento all´interno delle acque territoriali è invece una riflessione che potrà avvenire nei tempi di un negoziato e di un confronto più ampio. Oggi è evidente che quello che possiamo ottenere è di far partire subito una missione in mare aperto».
Quindi per operare con un modello simile a quello usato con successo in Albania ci vorrà del tempo.
«E´ ancora prematuro, lo abbiamo realizzato con Mauritania e Senegal e siamo in grado di farlo con Capoverde per aiutare la Spagna. Ma i pattugliamenti all´interno delle acque territoriali li abbiamo ottenuti solo dopo lunghi e faticosi negoziati. E´ chiaro che se vogliamo l´effetto deterrenza nel Mediterraneo centrale il pattugliamento deve partire subito e non può aspettare la conclusione delle discussioni. Ecco perché ho dato il via libera ad una missione in alto mare».
Nel frattempo il ministro Ferrero ha detto di voler cambiare la Bossi-Fini. Cosa ne pensa?
«Credo che si tratti di proposte messe sul tavolo senza una riflessione approfondita. Le proposte devono seguire dei dati statistici e prima di formularle bisogna capirne l´impatto. Io dico che nel bel mezzo di un´emergenza come quella che sta vivendo l´Italia non ci si può permettere di fare degli annunci che hanno l´effetto di attrarre ancora più immigrati».
Secondo lei Ferrero ha sbagliato più nel metodo che nella sostanza.
«L´errore del ministro è di essere ricorso ad un annuncio. Se oggi dico che si sta pensando di attenuare i controlli, o qualcosa del genere, è evidente che le migliaia di persone fuori dal Paese che tutte le mattine guardano la tv italiana vengono a sapere che il governo si prepara ad aprire le porte. Invece dovremmo prima capire l´effetto del flusso migratorio, studiare quali sono i punti in cui la Bossi-Fini non corrisponde all´equilibrio tra repressione dell´illegalità e solidarietà. Se poi alla luce della sua applicazione, e non di una riflessione ideologica, troviamo degli aspetti della legge che non funzionano, se ne può discutere. Ma dire smantelliamo la Bossi-Fini, frase che purtroppo ho sentito evocare da esponenti della maggioranza, è un modo di attrarre ancora più immigrati clandestini».


 


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