La PESD è la componente della politica estera e di sicurezza
comune intesa a gestire le situazioni di crisi all’esterno
del territorio dell’Unione, con strumenti militari e civili.
Al momento, essa non ha compiti diretti di difesa del territorio
UE, affidati (per gli Stati membri che ne fanno parte) alla NATO.
L'UE può intraprendere proprie operazioni di gestione di
crisi "laddove non intervenga l'Alleanza Atlantica";
essa resta inoltre impegnata a rispettare i principi della Carta
delle Nazioni Unite e, in particolare, le prerogative del Consiglio
di Sicurezza. Per consentire all'Unione di essere pienamente operativa
nel settore della PESD con strutture permanenti politiche e militari
sono stati costituiti un Comitato Politico e di Sicurezza (COPS),
tra l'altro responsabile del controllo politico e della direzione
strategica delle operazioni di gestione delle crisi, un Comitato
Militare e uno Stato Maggiore militare.
L’obiettivo di “capacità militari” fissato
nel 1999 per il 2003 prevedeva che l’UE potesse schierare
entro 60 giorni - e mantenere in teatro per almeno 1 anno - sino
a 60.000 uomini (l'Italia, al pari degli altri tre maggiori membri
dell'Unione è impegnata a fornirne fino a 14.500)), per
realizzare operazioni umanitarie e di pace (c.d. “compiti
Petersberg”). Riconosciuto come sostanzialmente raggiunto
nel giugno 2003, tale obiettivo è stato integrato nel giugno
2004 dalla decisione di costituire anche una forza di reazione
immediata, meno consistente in termini numerici e strutturata
su unità di livello intermedio, agili, a composizione nazionale
o multinazionale denominate “Battlegroups”. Accanto
alle capacità militari, l’UE sta sviluppando altrettanto
efficaci strumenti civili di gestione delle crisi (forze di polizia,
amministratori civili, operatori giudiziari, protezione civile).
Nei quattro anni successivi (1999-2003) sono state messe a punto
le procedure di gestione delle crisi, che hanno guidato la pianificazione
delle operazioni PESD dal 2003 in poi. L’UE può realizzare
tali operazioni autonomamente oppure - nei casi più impegnativi
- facendo ricorso a risorse della NATO (capacità di pianificazione
operativa, comando e controllo), tramite i meccanismi noti come
“Berlin plus”.
L’UE possiede ormai la capacità operativa necessaria
per svolgere l’intera gamma dei “compiti di Petersberg”.
Permangono comunque talune limitazioni, relative ai tempi di spiegamento
ed ai rischi inerenti alle missioni di più elevata intensità,
a causa delle lacune ancora esistenti (trasporto strategico aereo
e navale, tecnologia “di intelligence”, protezione
delle truppe in teatro), soprattutto in caso di operazioni contemporanee.
Ciò implica la necessità di continuare a lavorare
per incrementare il livello quantitativo e qualitativo delle capacità
a disposizione della PESD, esigenza questa alimentata anche dalla
continua riflessione sugli obiettivi strategici dell’Unione.
Il quadro concettuale di riferimento è rappresentato dalla
Strategia Europea di Sicurezza, (SES) elaborata dall’Alto
Rappresentante per la PESC a seguito di un ampio e prolungato
dibattito ed approvata dal Consiglio Europeo di dicembre 2003.
La SESE muove dalla constatazione che, con oltre 450 milioni di
abitanti ed un quarto del PIL mondiale, l’UE a 25 è
un attore globale e, pertanto, deve essere pronta ad assumersi
un’adeguata parte di responsabilità della sicurezza
mondiale. In un contesto strategico dinamico, in cui si moltiplicano
le minacce asimmetriche, la SES intende concorrere al rafforzamento
ed alla riorganizzazione delle istituzioni internazionali a vocazione
sia globale che regionale e all’estensione del campo d’applicazione
del diritto internazionale.
Da tali obiettivi discende l’esigenza di potenziare la risposta
strategica europea. Occorrono più coerenza nell’azione
esterna, più dinamismo e ulteriori capacità, di
natura militare e civile.
A tal fine prosegue l’elaborazione di un nuovo obiettivo
di capacità militare UE (Headline Goal 2010), per adattare
lo strumento militare dell’Unione ai più ampi compiti
previsti dalla Strategia Europea di Sicurezza. Un analogo esercizio
di aggiornamento del “catalogo delle forze” si sta
svolgendo anche nel settore civile della PESD (c.d. “Civilian
Headline Goal 2008”).
Sul piano militare, la recente finalizzazione (CAGRE del 21 novembre
2005) del Catalogo dei Bisogni (Requirement Catalogue) ha costituito
un importante progresso verso il conseguimento dell’Headline
Goal 2010. All’interno di detto obiettivo più ampio
la seconda Conferenza di Coordinamento dei Battlegroups tenuta
in novembre ha sancito la piena operatività di questo importante
strumento PESD, ovvero la disponibilità di due Battlegroups
per ogni semestre a partire dal gennaio 2007.
Il 2005 è stato inoltre il primo anno di attività
dell’Agenzia Europea per la Difesa (EDA), appena dotatasi
di un programma di lavoro per il 2006 in linea con le indicazioni
del Consiglio e impegnata nell’assorbimento di attività
fin qui rientranti nelle competenze di WEAG e WEAO.
Lo sviluppo delle capacità civili è stato esaminato
a margine del CAGRE del 21 novembre 2005 nell’annuale Conferenza
di Miglioramento delle Capacità Civili. Il 2005 è
stato infine un anno segnato da importanti progressi nel coordinamento
civile-militare nella pianificazione complessiva. Tra questi si
ricorda l’istituzione della cellula civile-militare.
Testimonianza della piena operatività della PESD sono
le operazioni civili e militari intraprese da gennaio 2003 in
tre continenti, con compiti che vanno dal mantenimento della pace
e il monitoraggio dell’attuazione di processi di pace fino
alla consulenza e all’assistenza nei settori militare, di
polizia, di monitoraggio delle frontiere e dello stato di diritto.
Altre missioni sono in corso di attiva preparazione.
Questo rapido aumento del livello di attività dell’UE
nel settore della gestione civile delle crisi ha messo in luce
l’esigenza - a più riprese sostenuta da parte italiana
- di un aumento nel bilancio PESC, nonché la necessità
di affrontare in tempi rapidi la questione del finanziamento delle
operazioni civili.
La forza dell’Unione europea dispiegata in Bosnia-Erzegovina
nel quadro dell’operazione militare Althea ha continuato
a mantenere un ambiente sicuro nel Paese e gode della fiducia
della popolazione e delle autorità locali. Il 5 dicembre
2005 l’Italia ha assunto un ruolo di ancora maggiore importanza
e responsabilità, quando il Generale Gian Marco Chiarini
(Esercito) è ufficialmente subentrato nel comando della
missione. Il Consiglio del 21 novembre, nel trarre un bilancio
dell’operazione Althea, ha confermato che una presenza militare
costante dell'UE continua ad essere essenziale per mantenere un
ambiente sicuro in Bosnia-Erzegovina e che l’entità
della forza dovrebbe rimanere sostanzialmente invariata nel prossimo
anno. Progressi sostenuti nel quadro del processo di stabilizzazione
e di associazione ed una valutazione d’impatto delle elezioni
del 2006 permetteranno poi ai Ministri di vagliare le opzioni
per il futuro della forza in Bosnia-Erzegovina.
Sempre il 21 novembre l’UE ha deciso di istituire una missione
di proseguimento della missione di polizia dell’UE in Bosnia-Erzegovina
(EUPM). La nuova missione, che è guidata dal Generale Vincenzo
Coppola (Carabinieri), ha preso avvio il 1° gennaio 2006 ed
ha un mandato di due anni. I compiti della missione sono stati
riorientati sulla lotta contro la criminalità organizzata
e l’assistenza alla pianificazione e allo svolgimento di
indagini di vasta portata, nonché per l'attuazione della
riforma della polizia.
EUPOL Kinshasa, prima missione di gestione civile delle crisi
in Africa, è stata avviata ufficialmente il 12 aprile 2005,
con lo scopo di monitorare, guidare e consigliare l’unità
integrata di polizia (IPU) a Kinshasa nella Repubblica democratica
del Congo (RDC). L’UE ha inoltre istituito una missione
di consulenza e di assistenza per la riforma del settore della
sicurezza (EUSEC RD Congo), al fine di contribuire alla riuscita
dell’integrazione dell’esercito nella RDC. La missione
fornisce consulenza alle autorità congolesi competenti
in materia di sicurezza, avendo cura di promuovere politiche compatibili
con i diritti umani e il diritto internazionale umanitario, con
le norme democratiche e i principi di buona gestione degli affari
pubblici, di trasparenza e di rispetto dello stato di diritto.
Nella regione sudanese del Darfur, nell’ambito dell’azione
di sostegno civile-militare dell’UE alla missione dell’Unione
africana (AMIS II), l’UE ha avviato nel settembre 2005 un
contributo di polizia civile ad AMIS II. In stretto coordinamento
con la NATO, l’UE ha inoltre fornito una maggiore assistenza
militare ad AMIS in termini di sostegno alla pianificazione, alla
gestione, al finanziamento e alla logistica.
Il 1° luglio 2005 l’UE ha avviato la fase operativa
della missione integrata dell'UE sullo stato di diritto per l’Iraq
(EUJUST LEX). Scopo di tale missione è di rispondere alle
impellenti necessità dell’ordinamento giudiziario
penale iracheno mediante la formazione dei funzionari di livello
medio e alto nella gestione e nelle indagini giudiziarie. Dalla
prima valutazione dell'EUJUST LEX è risultato che i primi
quattro mesi di attività si sono conclusi con successo.
Le reazioni iniziali ai corsi (incluso quello svoltosi in Italia)
sono state positive e numerosi sono stati gli insegnamenti tratti,
che orienteranno nuovi sviluppi nell’ambito della missione.
In seguito ad un accordo di pace tra il governo dell'Indonesia
e il movimento per l’Aceh libero (GAM) firmato ad Helsinki
il 15 agosto 2005, l’UE ha poi avviato una missione di vigilanza
in Aceh per controllare l’attuazione degli impegni assunti
dalle parti conformemente all’accordo. La missione di vigilanza
in Aceh (AMM) è diventata operativa il 15 settembre con
un mandato di sei mesi. Si tratta della prima missione PESD che
si svolge in Asia. Nei primi mesi, l’AMM ha assicurato che
le parti soddisfacessero gli obiettivi di disarmo e distruzione
delle armi del GAM e di reinsediamento delle unità non
governative delle forze di sicurezza indonesiane.
In seguito all’accordo tra il governo di Israele e l’autorità
palestinese sull’apertura del valico di frontiera di Rafah
e all'invito rivolto all’UE di assicurare una presenza come
parte terza, il Consiglio ha deciso il 21 novembre di istituire
una missione di assistenza alle frontiere per il valico di Rafah
(EU BAM Rafah). Il rapido avvio di EU BAM Rafah - sotto la guida
del Generale Pietro Pistolese (Carabinieri)- ha consentito l’apertura
del valico il 25 novembre 2005. La missione monitorerà,
verificherà e valuterà attivamente i risultati conseguiti
dall'Autorità palestinese, svilupperà le capacità
palestinesi relativamente a tutti gli aspetti della gestione delle
frontiere a Rafah e contribuirà a mantenere il collegamento
tra le autorità palestinesi, israeliane ed egiziane riguardo
alla gestione del valico. Nella sessione del CAGRE del 7 novembre
l’UE ha inoltre deciso di istituire una missione di polizia
dell’UE per i territori palestinesi (EUPOL COPPS) che sarà
avviata nel 2006 con l’obiettivo di assistere l'autorità
palestinese nella creazione di dispositivi di polizia duraturi
ed efficaci.