ITALIANO: UE, BRUXELLES NON COMMENTA RICORSO CONTRO
BANDO
(V.'UE: ITALIA RICORRE CONTRO BANDO CHE VIOLA..' DELLE 15:20
CA) BRUXELLES
(ANSA) - BRUXELLES, 6 MAG - Nessun commento a Bruxelles sul
ricorso presentato dall'Italia alla Corte di giustizia europea
per chiedere l'annullamento di un provvedimento della Commissione
europea che ha deciso di bandire il posto di direttore generale
dell'Ufficio antifrode dell'Ue (Olaf) solo in francese, inglese
e tedesco. "Non è consuetudine della Commissione
commentare dei ricorsi di stati membri davanti alla Corte"
ha indicato un portavoce dell'esecutivo Ue, che non ha fornito
ulteriori indicazioni sulle motivazioni che hanno spinto Bruxelles
ad utilizzare solo quelle che nella pratica sono conosciute
come le tre "lingue di lavoro" dalla Commissione europea,
senza però che esistano atti dell'esecutivo Ue che sanciscono
formalmente questo principio. Il ricorso dell'Italia ai giudici
di Lussemburgo fa seguito ad una lunga serie di polemiche avviate
dalle proteste della stampa nazionale a Bruxelles sulla mancanza
di un portavoce di lingua italiana nell'equipe di 25 portavoce
creata dal presidente della Commissione Ue José Manuel
Barroso, che conta ben sei francesi, cinque tedeschi e cinque
britannici. Bruxelles è stata anche al centro di un acceso
dibattito sull'uso della lingua italiana ed in particolare sulla
disponibilità di traduzioni e interpretazioni in italiano
nella sala stampa dell'esecutivo Ue. A seguito delle proteste
fatte dall'Italia, a metà marzo Barroso ha scritto all'ambasciatore
Rocco Cangelosi , rappresentante permanente presso l'Ue, per
informarlo che sarebbe stata garantita la traduzione nelle varie
lingue anche delle conferenze dei commissari fatte al di fuori
del giorno di riunione della Commissione. Inoltre assicurava
"che non c'é nessun indice di mancanza di risorse
per l'interpretazione in lingua italiana". Il trattato
dell'Ue stabilisce che il regime linguistico delle istituzioni
è fissato dal Consiglio europeo con decisione unanime.
Il regolamento in atto prevede che le lingue ufficiali e le
lingue di lavoro delle istituzioni sono venti, lasciando tuttavia
ai regolamenti interni delle singole istituzioni di determinare
le modalità di applicazione del regime linguistico. Nel
caso della Commissione il regolamento non prevede formalmente
che le lingue di lavoro siano tre e, in realtà, non fissa
alcun numero. (ANSA).