Parla il vice-presidente della Commissione Ue Franco
Frattini: dialogo con l´Islam, ma nel rispetto.
BRUXELLES - Vicepresidente Frattini, sulla questione
del confronto Occidente-Islam sia il Papa sia il presidente del
Senato tirano in ballo l´Europa.
«Sì, ma lo fanno in modo molto diverso. Il Vaticano
chiama giustamente in causa l´Europa perché afferma
un tema al centro della nostra attenzione: quello della libertà
religiosa e della garanzia che i cristiani nel mondo possano esercitare
la loro fede. Ma non dice, come ha invece detto il presidente
Pera, che l´Europa si deve svegliare. Questo mi sembra francamente
un po´ strano. L´Europa è ben sveglia. Da molti
giorni noi abbiamo messo sullo stesso piano il diritto alla libertà
di espressione, il diritto alla libertà religiosa e il
rifiuto della violenza».
Sì, ma Pera dice che non avete fatto nulla.
«Abbiamo fatto quello che un´entità che rappresenta
25 Paesi può fare. Il presidente della Commissione ha fatto
una dichiarazione impegnativa a nome dell´Europa. Abbiamo
avviato colloqui diplomatici con il rappresentante per la politica
estera, Javier Solana, che è appena rientrato da un viaggio
in Medio Oriente. Abbiamo preso contatti con esponenti religiosi
importanti. È chiaro che l´Europa deve tener conto
delle sensibilità di 25 Paesi e deve quindi raggiungere
l´unità di intenti con più pazienza del singolo
stato nazionale. Ma questo fa anche la differenza. Quando l´Europa
parla con una voce sola, è difficile ignorarla».
Pera vuole lanciare un appello in difesa dell´Occidente.
Lei crede che l´Occidente sia in pericolo? Siamo allo scontro
di civiltà?
«Credo che ci sia una minoranza di estremisti ben organizzati
che ha trovato una linea di azione pericolosa e sicuramente capace
di diffondersi con rapidità. Questa diffusione richiede
una regia, anche se non credo che ci sia un´unica centrale
mondiale. Quella di Bengasi non era una rivolta spontanea. Ci
vedo una mano che viene da fuori della Libia e che magari approfitta
di questa occasione per attaccare Gheddafi e il suo regime».
Anche Pera attacca Gheddafi e lo ritiene responsabile.
«Io credo che in questa vicenda Gheddafi sia più
la vittima di un tentativo di destabilizzazione che il regista
di un´azione contro l´Italia. È noto che la
Cirenaica e Bengasi sono sempre stati uno dei focolai della critica
al regime libico in nome dell´Islam. Il pericolo per l´Occidente
viene dalla diffusione di queste azioni che attirano più
facilmente i giovani di quanto non faccia il terrorismo. È
chiaro che è più facile scendere in piazza e bruciare
una bandiera piuttosto che farsi saltare per aria su un´autobomba.
Sono entrambe azioni estremiste dirette verso l´Occidente.
Ma non credo che noi dobbiamo cascare nella trappola».
Il presidente Pera ci è cascato?
«Se noi reagiamo alla guerra santa con una contro-guerra
santa, non difendiamo i nostri valori e le nostra identità,
ma al contrario li mettiamo in pericolo. L´Europa non potrà
mai lanciare il boicottaggio dei paesi arabi o incitare le piazze
ad assaltare le ambasciate dei Paesi islamici. Noi siamo l´Europa
della democrazia e dei diritti. La nostra risposta deve essere
politica e di coinvolgimento di quelle realtà islamiche
che il dialogo, malgrado tutto, lo vogliono».
Il presidente del Senato la potrebbe accusare di «malinteso
senso di tolleranza».
«Noi siamo l´Europa dei diritti fondamentali. Se fuori
dai nostri confini i cristiani non hanno la stessa libertà
religiosa, non possiamo per questo ridurla ai musulmani. Questa
sarebbe una risposta sbagliata. Detto questo, il dialogo con l´Islam
non può prescindere dal rispetto di alcuni diritti basilari
che non devono essere relativizzati: la parità tra uomo
e donna, il diritto allo studio per le bambine, il diritto a praticare
la religione senza incitamenti alla violenza, il divieto delle
mutilazioni genitali femminili, per dirne alcuni. Anche in questo,
quando il Santo Padre parla di valori assoluti e invita a non
relativizzare, io sono pienamente d´accordo».
Non crede che l´Occidente abbia qualche colpa nella
radicalizzazione del mondo islamico?
«Se una colpa l´Occidente ha avuto è stata
quella di accorgersi troppo tardi della necessità di dialogo
anche su alcuni valori assoluti. Fino a poco fa c´era qualcuno
che, pur di dialogare con l´Islam chiudeva un occhio se
veniva messo in dubbio il diritto di Israele all´esistenza
o la verità storica dell´Olocausto. Non ci siamo
resi conto che in molte moschee europee l´interpretazione
wahabita del Corano, supportata dall´Arabia Saudita, stava
prendendo piede».
Scusi, sa, ma non crede che l´Occidente dovrebbe
farsi un esame di coscienza per cinquant´anni di mancata
risoluzione del problema palestinese, per le innumerevoli risoluzioni
dell´Onu su Israele puntualmente disattese, per l´invasione
dell´Iraq?
«Credo che l´esame di coscienza vada fatto. Ma non
si può concludere che la radicalizzazione islamica c´è
perché non si è risolto il problema palestinese
o perché c´è stata l´azione in Afghanistan
o in Iraq. Questo ci porta al giustificazionismo. L´azione
in Iraq porterà un bene ai popoli. È sbagliato ritenere
che ci sia un "colpa" dell´Occidente. Trovo giusto
esplorare le radici della radicalizzazione, ma non si può
sconfinare nella giustificazione. Quello che i talebani vivono
come un´aggressione dell´Occidente è stata
in realtà la liberazione da un regime sanguinario che ha
portato alla Costituzione e alla democrazia».
Già, ma poi la democrazia porta alla vittoria dei
nemici dell´Occidente.
«Questo è il prezzo della democrazia. È uno
sforzo lungo, che passerà anche attraverso una fase difficile
come questa. Ma ne vale la pena. Chi ha raggiunto la democrazia
non ha motivo di avere paura. Invece chi soffre la mancanza di
libertà, appena può si scatena».
Secondo lei è giusto che, come vorrebbe Pera, questi
temi diventino centrali nella campagna elettorale italiana?
«È positivo solo se si fa chiarezza sul fatto che
non è e non sarà mai interesse del nostro paese
incoraggiare una guerra di religione. Per questo ritengo fondamentale
approvare la direttiva europea su razzismo, xenofobia, antisemitismo
e islamofobia. Così come bisogna essere chiari nel dire
che non si può confondere i terroristi con combattenti
per la libertà»
Scusi, ma come può mettere sullo stesso piano qualche
decina di scalmanati che bruciano le bandiere israeliane con un
ministro della Repubblica che insulta l´Islam in Tv e la
seconda carica della Repubblica che lancia appelli alla difesa
dell´Occidente?
«Esaltare l´attentato a Nassirya è la cosa
più grave che si possa fare. Quanto al ministro, se ne
è andato. E ha fatto bene ad andarsene. Non credo che Pera
abbia inneggiato alla radicalizzazione dello scontro. Ha solo
detto, come in altre occasioni, che l´Occidente si deve
difendere. E io penso che l´Occidente abbia un´eccellente
strumento di difesa, che è la battaglia per i diritti fondamentali.
Se impugniamo questa bandiera credo che nessuno si possa scandalizzare,
tantomeno la sinistra che ha fatto dei diritti umani il proprio
cavallo di battaglia».
di Andrea Bonanni