L’AMBASCIATORE CANGELOSI
“La proposta di Parigi porterà all’accordo”
“Importante è che la Costituzione europea non venga
dichiarata morta. Vi sono buonissime possibilità che l’anno
prossimo, con la presidenza tedesca e la ricorrenza del cinquantesimo
anniversario del Trattato di Roma, la Costituzione venga approvata.”
Per quest’anno più, che discuterne, non si può
fare. L’ambasciatore italiano alla Unione europea, Rocco
Cangelosi, di faccende europee se ne intende: vi si dedica da
oltre 25 anni. Gli chiediamo come l’Italia intenda rilanciare
la Costituzione. “L’idea francese di estrapolare la
terza parte della Carta costituzionale, quella più divisiva,
e lasciare soltanto quella che serve a far funzionare le istituzioni,
mi pare apprezzabile, e noi potremmo appoggiarla, purché
non si alterino troppo i contenuti. Anche la Germania sarebbe
d’accordo.”
Non le pare che, vista anche la contrarietà emersa
all’allargamento, la opinione pubblica, in Italia e nella
Ue, stia diventando antieuropea?
“Non dimentichiamo che per quanto riguarda la Costituzione,
questa è stata approvata o ratificata da 13 paesi. Si tratta
della maggioranza della popolazione europea. Bisogna tuttavia
riconoscere che a volte l’eccesso di burocrazia, difetti
di comunicazione, atteggiamenti fiscali e punitivi hanno fatto
sì che l’immagine europea ne soffrisse. Quanto all’allagamento,
qui hanno giocato le difficoltà economiche: la gente che
ha perduto il posto di lavoro ha pensato che l’allargamento
ne sia la causa, mentre invece questo, in realtà, offre
opportunità per lo sviluppo dell’economia. Del resto
come si poteva escludere l’Ungheria, la Polonia, si tratta
di paesi che sono sempre appartenuti alla storia dell’Europa.
Si può discutere se si poteva aspettare, ma la politica
ha portato a questo.”
Quali paesi, tra i pretendenti, vorrebbe nella Ue?
“E’ difficile definire le frontiere della futura Europa.
Con questo quadro istituzionale, peraltro, non è possibile
accogliere altre candidature: le istituzioni attuali semplicemente
non lo consentono. Ma certo è che se si guarda alla carta
geografica della Ue, vediamo un grosso buco, i Balcani, che devono
in qualche modo essere legati all’Europa, per la nostra
e la loro sicurezza.”
La crisi è comunque innegabile. Come uscirne?
“Vede, si è parlato di rilanciare il “nocciolo
duro”: i 12 paesi dell’euro che vanno avanti per conto
loro sulla strada della integrazione, quanto agli altri, chi vuole
seguirà. Non credo che sia questa la strada giusta, perché
innescherebbe forti tensioni. Si può pensare invece ad
una Europa “a geometria variabile”, come del resto
prevedeva la Costituzione, cooperazioni rafforzate basate sulla
funzionalità, chi è d’accordo partecipa, senza
schieramenti rigidi. Noi siamo pronti a fare da apripista, ma
senza divisioni.”
Non le pare che il ruolo dell’Italia nella Ue si
sia indebolito, che alcune prese di posizioni poco europeiste
dell’attuale governo ci abbiano nuociuto?
“L’Italia ha il peso di sempre. Semmai è aumentato
con l’allargamento. Abbiamo rapporti speciali con i paesi
dell’est, una tradizione storica importante, l’Italia
porta avanti la integrazione europea al di là dei governi,
si tratta semmai di far valere di più il peso che abbiamo.
Lei dice che si ha la percezione di un nostro scarso europeismo.
Vada a guardare i discorsi fatti da Fini alla Costituente: si
tratta di discorsi “spinelliani” (Altiero Spinelli
era un europeista federalista, ndr). Forse oggi vi è da
parte nostra, come da parte di altri, un atteggiamento più
dialettico, più articolato, ma nessuno mette in dubbio
la vocazione europeista e universalista dell’Italia.
di Attilio Moro