“Il Governo italiano riconosce l'Anp e il partito che i
palestinesi hanno scelto per rappresentarli, ma non ha alcuna
intenzione di trattare con organizzazioni paramilitari e terroristiche”.
Il sottosegretario agli Esteri con delega per il Medio Oriente
Alfredo Luigi Mantica chiarisce molto eloquentemente la posizione
della Farnesina riguardo alla vittoria di Hamas alle elezioni:
l'Italia continuerà ad avere rapporti con l'Autorità
Nazionale Palestinese solo se il partito al governo deciderà
di sciogliere, una volta per tutte, le proprie milizie.”
D. Onorevole Mantica, quali risvolti si apriranno dopo
la vittoria di Hamas?
R. E' prematuro dirlo. Credo che però debbano essere
fatte due considerazioni. In primo luogo, Hamas è conosciuta
nel mondo come un'organizzazione terroristica e la vittoria alle
elezioni apre scenari inquietanti. Secondo: l'Anp è l'autorità
che deve rappresentare il popolo palestinese e non credo che il
60% dei palestinesi che ha votato per Hamas sia costituito interamente
da terroristi. Quindi, Hamas, se vuole governare, deve impegnarsi
a continuare il percorso politico e deve sciogliere le proprie
milizie.”
D. Non crede che in questo modo i terroristi vadano
a rimpolpare le altre organizzazioni paramilitari presenti sul
territorio?
R. “E' un rischio che va scongiurato. La comunità
internazionale vuole che l'Anp possieda un unico e solo esercito.
Tutti gli altri gruppi terroristici vanno sciolti. Ma è
difficile. Basti pensare che l'articolo 1 dello Statuto di Hamas
predica la distruzione dello Stato di Israele…”
D. Come mai, secondo lei, il popolo palestinese ha operato
una scelta così radicale, consentendo a Hamas di prendere
le redini dell'Anp? Molti vedono in questo voto il fallimento
di Abu Mazen.
R. “Delle due l'una: o non vogliono trattative preferendo
la lotta armata, oppure sono stanche della corruzione che regna
in Al Fatah e nell'Anp, che ha dilapidato ingenti aiuti economici.
Servirà qualche tempo per fare considerazioni più
specifiche. Si vanno aprendo scenari nuovi.”
D. Il nostro Paese come si colloca in questo senso?
Non è un mistero il collateralismo tra il governo e il
terrorismo palestinese durante gli Anni di piombo. L'esempio della
strage alla stazione di Bologna è eloquente.
R. Negli anni Settanta e Ottanta c'era un accordo tra l'Italia
e l'Opl, che prima di deporre le armi e accreditarsi come controparte
politica era un'organizzazione terroristica. Loro si erano impegnati
a non colpirci, noi a fornire appoggi e basi logistiche con la
garanzia di non sottoporli a eccessivi controlli. Il mondo politico
accordava un certo consenso alla lotta palestinese. Oggi tutto
è cambiato.”
D. Cioè?
R. “La lotta al terrorismo è la priorità
di ogni governo e di tutte le parti politiche. Non è ipotizzabile
uno scenario simile a quello degli Anni di piombo. Anche se…”
D. Anche se?
R. “L'estrema sinistra italiana, pur condannando gli attentati
terroristici, tende a essere molto comprensiva con l'ideologia
che motiva quei gesti.”
D. Come si porrà ora la Farnesina nei confronti
dell'Anp? Il vertice Internazionale di Erice rischia di saltare.
R. “E' azzardato parlare oggi di vertici e di trattati
di pace. L'Anp viene riconosciuta dall'Italia, come dalla comunità
internazionale, come una forma di Stato, un'autorità con
cui si può trattare ed eletta legittimamente dal popolo
palestinese. A patto, però, che chi la governa deponga
le armi e sciolga le milizie. Siamo disposti ad andare avanti
con la Road Map, ma a certe condizioni. Inoltre, il voto palestinese
influenzerà anche il voto israeliano di marzo.”