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Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Unione Europea


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Coordinamento delle politiche economiche nell’Unione Europea
Le principali procedure e gli aspetti fondamentali



La creazione dell’Unione Economica e Monetaria è stata completata nel 1999. I meccanismi di gestione della politica economica sono abbastanza sui generis. Da un lato, vi è la politica monetaria, l’unica ad essere gestita da un organismo sopranazionale e indipendente, la Banca Centrale Europea. Dall’altro, le altre componenti della politica economica, quella di bilancio, quella strutturale e quella salariale che restano sotto la diretta responsabilità dei governi nazionali. Questa asimmetria ha richiesto l’identificazione di una ben definita struttura di coordinamento di queste politiche. Il Trattato ha posto gli indirizzi di massima delle politiche economiche (art. 99) al centro del processo di coordinamento. Esse rappresentano il momento di sintesi della gestione delle politiche economiche.

Politica di bilancio e Patto di stabilità e crescita
La politica di bilancio è coordinata dal Patto di stabilità e crescita che ha essenzialmente esplicitato la procedura di deficit eccessivi del Trattato (art. 104) allo scopo di rendere permanente la disciplina di bilancio. Il Patto è stato recentemente modificato, con i Regolamenti 1055 e 1056 del 2005, principalmente per disporre di uno strumento più flessibile e più adattabile alla situazione economica reale. Il sistema si basa sia su strumenti di prevenzione, volti a promuovere azioni correttive in caso di deterioramento del bilancio, sia su azioni “repressive” destinate a riportare il disavanzo sotto il limite del 3 per cento del rapporto deficit-Pil. La prevenzione è assicurata mediante una continua sorveglianza degli andamenti di bilancio effettuata dalla Commissione. E’ inoltre prevista una procedura di avvertimento preventivo (“early warning”) che il Consiglio può adottare per promuovere azioni correttive da parte dello Stato interessato. Le azioni “repressive” sono rappresentate, da una parte, dalla raccomandazione che il Consiglio è chiamato ad adottare per indicare allo Stato le necessarie misure correttive in presenza di un deficit superiore al citato limite del 3 per cento. Dall’altra parte, dalle sanzioni monetarie che lo stesso Consiglio potrà imporre in caso di inerzia dello Stato ad adottare queste misure. Gli Stati membri sottopongono annualmente all’esame della Commissione e del Consiglio i programmi di stabilità (per i partecipanti all’euro) o di convergenza (per i non partecipanti) nei quali vengono indicati gli obiettivi di finanza pubblica di breve e medio termine e il percorso per raggiungerli.

Riforma dei mercati dei prodotti e dei capitali (processo di Cardiff)
Il processo di Cardiff è volto a promuovere il miglioramento dei mercati dei prodotti (beni e servizi) e dei capitali attraverso un coordinamento di natura volontaria su base europea. Esso prende il nome dal Consiglio Europeo svoltosi a Cardiff (1998) che decise di instaurare una procedura snella mediante la quale valutare i progressi conseguiti dagli Stati membri in tali aree. A tale scopo, questi sono tenuti a presentare annualmente un rapporto nazionale sui progressi effettuati. Sulla base di questi, la Commissione elabora un rapporto di sintesi volto a fornire un quadro completo del processo d’integrazione dei mercati e a contribuire allo scambio delle migliore pratiche (best practices).

Dialogo Macroeconomico (processo di Colonia)
Questo ulteriore processo, introdotto dal Consiglio Europeo di Colonia (1999), ha come obiettivo quello di rafforzare, a livello comunitario, le relazioni tra i responsabili delle politiche macroeconomiche e i partners sociali allo scopo di promuovere una crescita economica non inflazionistica e ad elevato contenuto occupazionale. I responsabili della BCE, del Consiglio, della Commissione e i rappresentanti dei lavoratori e delle imprese si incontrano, sia a livello tecnico che a quello politico, due volte all’anno per esaminare lo stato di salute dell’economia europea.

Strategia di Lisbona
Il Consiglio Europeo di Lisbona (2000) ha deciso di razionalizzare i vari processi di coordinamento. A tal proposito è stata istituzionalizzata la sessione di primavera del Consiglio Europeo (“Consiglio di primavera”) dedicata alle questioni economiche, sociali e ambientali. Nel marzo 2005, il Consiglio Europeo ha riformato la strategia di Lisbona centrandola su due obiettivi cardine, la crescita economica e l'occupazione. Sono stati modificati alcuni aspetti procedurali, prevedendo tra l’altro i nuovi “programmi nazionali di riforma” definiti ogni anno dagli Stati membri.
Inoltre, gli indirizzi di massima delle politiche economiche sono stati fatti confluire, assieme agli orientamenti in materia di occupazione, negli “orientamenti integrati”, Gli indirizzi di massima, comunque, 0 continuano ad avere un ruolo centrale nella gestione della politica economica e nel garantire la coerenza tra gli obiettivi.

 
 

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