La mossa del Professore che ha stanato Chirac
andrea bonanni
E Romano spiazzò Jacques "Pronti a prendere il
comando"
Così è nato il compromesso che ha sbloccato la
missione
La defezione francese avrebbe significato la fine della risoluzione
e delle speranze di pace
Una guida italiana avrebbe esposto al mondo l´incongruenza
di Parigi
È stata una delle più avvincenti partite a poker
che la diplomazia europea abbia giocato negli ultimi anni. Romano
Prodi e Massimo D´Alema l´hanno vinta, ed ora possono
portare a casa il doppio risultato che si erano prefissi fin
dall´inizio: restituire un ruolo politico all´Europa
sullo scacchiere mediterraneo-mediorientale, e riportare l´Italia
al rango di potenza regionale dopo che per cinque anni era stata
ridotta ad una condizione gregaria e insignificante dalla "politica
delle barzellette" di Silvio Berlusconi. Ma non è
stato facile. E, come per tutte le partite a poker, Prodi e
D´Alema hanno dovuto correre più di un rischio.Il
più grave, quello che ha fatto scorrere un brivido lungo
la schiena di diplomatici e militari, è stato quando
la Francia, dopo essersi impegnata in prima fila per far approvare
la risoluzione Onu che istituiva la nuova forza di interposizione
per il Libano, si è tirata indietro e non intendeva impegnare
sul terreno più di qualche centinaio di uomini.
Dopo il disimpegno operativo di Gran Bretagna e Germania, una
defezione francese avrebbe potuto significare la fine della
risoluzione Onu e delle speranze di pace sulla frontiera israelo-libanese,
nonché una cocente disfatta per l´Europa e per
le sue capacità di proiezione politica. E, del resto,
andare in Libano senza i soldati francesi e con una scarsissima
partecipazione degli altri europei, avrebbe esposto gli italiani
ad un rischio politico e militare altissimo: essere i capofila
di una missione ripudiata dai Grandi ancor prima di nascere
significava con ogni probabilità infilarsi in un vicolo
cieco dal quale rischiavamo di uscire con le ossa rotte.
È stato a questo punto che Romano Prodi ha dovuto giocarsi
il tutto per tutto. Domenica 20 agosto il presidente del Consiglio
ha chiamato Chirac al telefono per cercare di capire le ragioni
dell´improvviso dietrofront francese. I due si conoscono
bene, si sono simpatici e sanno come parlarsi. Ma questo non
impediva a Prodi di essere preoccupato e anche profondamente
deluso: la missione Onu, che lui per primo aveva lanciato dopo
un incontro con Blair e Kofi Annan al vertice G8 di San Pietroburgo,
rischiava di trasformarsi nell´ennesima occasione perduta.
«Romano, abbiamo problemi. I nostri militari ritengono
l´operazione troppo rischiosa. Non siamo in grado di impegnarci
a fondo e non possiamo assumere il comando della forza multinazionale»,
spiegò il presidente francese.
Aggiungendo un siluro finale destinato a mettere l´italiano
con le spalle al muro: «Se davvero volete andare, prendete
voi il comando». Prodi fece un rapido calcolo mentale
dei rischi e delle opportunità. Poi rispose: «Va
bene. Noi non chiediamo il comando. Ma se è necessario,
per coerenza, siamo disposti ad assumerlo». Dall´altra
parte della linea telefonica seguì un lungo silenzio.
Probabilmente non era questa la reazione che Chirac si attendeva.
L´invio di una forza sotto comando italiano per ottemperare
ad una risoluzione dell´Onu presentata e voluta fortissimamente
dai francesi, e senza la partecipazione di nessuno dei membri
permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, avrebbe
esposto agli occhi del mondo l´incongruenza di Parigi
e ridicolizzato l´Europa. «Fammi un favore - rispose
alla fine il presidente francese - dammi due giorni di tempo
prima di rendere pubblica la notizia». E Prodi: «Volentieri,
anche perché io voglio che ci andiamo insieme. Spero
che siate ancora in grado di cambiare idea».
Poche ore dopo, l´ipotesi di una missione sotto comando
italiano viene resa pubblica dalle dichiarazioni entusiastiche
del primo ministro israeliano Olmert. Dopo aver ottenuto il
sostegno di Annan e degli Stati Uniti, l´idea diventa
sempre più credibile. E comincia a pesare nel dibattito
interno francese. Martedì Chirac richiama Prodi con toni
molto più possibilisti. Tra Roma e Parigi cominciano
le consultazioni per trovare una soluzione comune che prende
la forma della staffetta al comando sul terreno e nella "cellula
strategica" che coordinerà l´operazione dal
Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite. Giovedì sera il
presidente francese annuncia l´invio di un contingente
di duemila uomini e si dichiara «disponibile ad assumerne
il comando». Spagna e Belgio aumentano considerevolmente
il loro contributo. Ieri, infine, i Venticinque consacrano l´impegno
europeo: tutti i Paesi dell´Unione si dicono disposti
a partecipare in qualche modo alla missione.
Per Romano Prodi, ringraziato pubblicamente da Kofi Annan «per
la sua leadership», non poteva esserci soluzione migliore.
Già in luglio al G8 di San Pietroburgo, nell´annunciare
per primo la decisione italiana di partecipare alla forza Onu,
il presidente del Consiglio aveva lanciato un appello ai partner
«perché l´Europa non può perdere questa
occasione e deve dimostrarsi all´altezza delle sue responsabilità».
Alla fine, sia pure con un bluff da pokerista incallito quale
non è, il Professore ha vinto la sua scommessa.