Vecernje Novisti
”Riprendere il negoziato con la Serbia”
Zeljko Pantelic
20 ottobre 2006
"L'Italia spinge per un'apertura dell'Europa verso la
Serbia, ma anche i vostri politici dovrebbero impegnarsi per
una maggiore aperture della Serbia nei confronti dell'Europa
e dei suoi principi e valori" - ha voluto sottolineare
nel corso dell'intervista al quotidiano "Vecernje Novisti"
il Ministro degli Esteri italiano, Massimo D'Alema.
Il Capo della diplomazia italiana ed esponente di spicco di
uno dei più grandi partiti dell'attuale maggioranza italiana,
non si è soffermato alle semplici parole, ma questa settimana,
nell'ambito della Riunione ministeriale a Lussemburgo, ha deciso
di passare ai fatti, chiedendo all'UE di riesaminare il suo
rapporto con la Serbia e di riprendere quanto prima il negoziato
ASA con Belgrado.
D. La sua posizione sull'opportunità di un'immediata
ripresa del negoziato con Serbia, senza attendere la cattura
del generale Mladic, è in netto contrasto con i pareri
maggiormente condivisi dal Consiglio dei Ministri UE. Come mai
un tale approccio italiano?
R. Riteniamo che sarebbe giusto riprendere il negoziato con
la Serbia, subordinato solamente la fase finale dell'Accordo,
ovvero la sua sottoscrizione, alla piena cooperazione con il
Tribunale dell'Aja. Non intendiamo sollevare la Serbia dalla
responsabilità di arrestare Mladic, ma questo impegno
serbo non dovrebbe - a nostro avviso - appesantire il processo
negoziale. La ripresa delle trattative potrebbe riconfermare
il nostro sostegno alle forze democratiche serbe con vocazione
europea.
D. Purtroppo, l'iniziativa italiana non ha ottenuto il consenso
di altri paesi membri dell'UE. E' possibile che cambino le posizioni
di chi al momento è contrario alla proposta italiana?
R. Non ci preoccupa che altri grandi paesi UE non condividono
ora la nostra iniziativa. Il fatto che siamo in minoranza non
significa che abbiamo torto. Se rileggiamo con più attenzioni
le conclusioni della Riunione ministeriale, vedremo che la condizione
prioritaria per la ripresa del negoziato ASA non è la
cattura di Mladic, ma "l'attuazione di una piena cooperazione
con il Tribunale dell'Aja", che non è la stessa
cosa. E' solo un primo passo e non rinunceremo al nostro impegno
volto a riavviare quanto prima le trattative con la Serbia.
Abbiamo chiesto al Commissario Olli Rehn, a Javier Solana ed
alla Presidenza di turno dell'UE di prendere in considerazione
la nostra proposta.
D. L'Italia continuerà a spingere per la ripresa del
negoziato ASA con la Serbia?
R. Certamente. Le decisioni di questo tipo, come la ripresa
del negoziato ASA, possono essere approvate solo con un ampio
consenso nell'UE ed è per questo motivo che dobbiamo
continuare a spingere, a convincere i nostri partner della validità
delle argomentazioni italiane ed assicurare così una
maggiore apertura nei confronti della Serbia. A nostro avviso,
occorre adottare una strategia aperta verso Belgrado e vedo
che anche Solana se ne rende conto. Ci saranno anche altri risultati
dell'iniziativa e della proposta che abbiamo avanzato.
D. Il processo negoziale sul futuro status de Kossovo sta entrando
nella sua fase finale. Qual è la sua valutazione dei
risultati finora conseguiti?
R. L'indipendenza del Kossovo è la sensazione più
forte che si ha del futuro della Provincia nei fori internazionali.
Sembra che un tale esito, voluto del resto anche dalla maggioranza
della popolazione kossovara, sia inevitabile. Questo sarà
un duro colpo contro la Serbia e noi - e qui mi riferisco all'intera
Unione Europea - dobbiamo aiutare il più possibile la
Serbia a fronteggiare tale situazione. D'altro canto, riteniamo
che l'indipendenza incondizionata del Kossovo al momento sia
inaccettabile.
D. Ciò significa che il Kossovo va verso una soluzione
imposta?
R. Preferisco una soluzione concordata a quella imposta. Per
arrivarci, occorre avere un processo negoziale funzionale. Ritengo
che dobbiamo offrire delle garanzie che siano sostenute dall'intera
Comunità Internazionale.
D. Quali sono stati i Suoi consigli ai colleghi serbi?
R. Ai miei amici serbi ho ribadito diverse volte che la Serbia
avrebbe dovuto riflettere sulla nuova realtà nei Balcani,
anziché difendere la forma della sovranità che
è storicamente superata. La Serbia, in quanto paese chiave
dei Balcani occidentali, dovrebbe rimodellare il suo ruolo e
diventare il promotore di nuove iniziative politiche a livello
regionale. Invece, finora si è impegnata a difendere
l'indifendibile.
D. Si notano divergenze fra i Paesi UE circa il rinvio della
soluzione per il Kossovo nel caso delle elezioni a dicembre
in Serbia? Anche Lei condivide la posizione di chi dice "Prima
le elezioni e dopo lo status"?
R. Si. Ritengo che la questione dello status finale del Kossovo
debba essere oggetto del dibattito con il nuovo Governo serbo
e non quello attuale cui sta scadendo il mandato eche si troverebbe
in una situazione difficile.