KOSOVO: UE; SENZA CIPRO, SI' A INDIPENDENZA COORDINATA
D'ALEMA, ACCELERARE SU SERBIA; TADIC,ONU CHIEDA PARERE CORTE AJA
BRUXELLES, 10 DIC - C'é ormai solo la piccola e divisa Cipro ad opporsi al riconoscimento di un'indipendenza "coordinata e controllata"del Kosovo, sbocco inevitabile di un processo delicato e difficile che la comunità europea e internazionale cerca da mesi di accompagnare per mano, per evitare il ritorno all'instabilità nei Balcani. "Oggi abbiamo fatto un altro passo in avanti verso una convergenza tra i 27, ma abbiamo bisogno di farne altri la prossima settimana", ha riferito il ministro degli Esteri portoghese Luis Amado al termine di un lungo consiglio dei ministri degli Esteri dedicato quasi interamente al futuro status del Kosovo. Sulla necessità che la Ue si assuma le proprie responsabilità in Kosovo, anche con l'invio di una missione civile e di polizia di 1800 uomini, non ci sono dubbi. "Tutti hanno sostenuto la missione, speriamo che questo orientamento favorevole venga confermato venerdì dai capi di Stato e di governo della Ue", ha detto l'Alto rappresentate Javier Solana. Ma restano divergenze sulla prospettiva dell'indipendenza per la provincia serba a maggioranza albanese che da oggi, preso atto del fallimento dei negoziati con Belgrado, ha cominciato a preparare la secessione, che si concretizzerà - ha assicurato Pristina - "senza fretta e in coordinamento" con i partner occidentali. "Un ottimo approccio", lo ha definito il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, per il quale il processo di transizione verso l'indipendenza deve "essere "governato". "Per noi - ha detto - è essenziale che qualsiasi dichiarazione avvenga sulla base del piano Ahtisaari, che prevede un'indipendenza del Kosovo sotto tutela internazionale. Di questo siamo disposti a parlare, non di altro". La discussione di oggi ha smussato l'opposizione di Slovacchia, Grecia, Romania, Ungheria e Spagna, passate ora nello schieramento favorevole all'ipotesi dell'indipendenza purché coordinata. Ma non ha convinto Cipro che non intende riconoscere un Kosovo indipendente perché - ha spiegato il portavoce del governo Vasilis Palms - "non farebbe altro che crearci dei problemi interni". La repubblica di Cipro di trova nel sud dell'Isola divisa dal 1974 e teme che l'accettazione di un atto unilaterale del Kosovo rappresenti un precedente per la Repubblica turca del Cipro del nord (Rtcn) riconosciuta solo dalla Turchia. Ma i 27 restano divisi anche sulla prospettiva europea da indicare alla Serbia. D'Alema, che ha avuto un bilaterale con il collega serbo Vuk Jeremic, ha chiesto ai partner di accelerare sia la firma dell'Accordo di Associazione e stabilizzazione (ASA), che il riconoscimento alla Serbia dello statuto di Paese candidato, senza attendere l'arresto dei fuggitivi Mladic e Karadzic, come chiesto dal Tribunale internazionale dell'Aja (Tpi). "Voi volete imporre delle condizioni speciali, noi abbiamo un atteggiamento più normale", ha detto D'Alema ai giornalisti. "Prendiamo atto che c'é una collaborazione da parte del governo serbo e che gli ultimi rapporti lo attestano", ha aggiunto. Pur "apprezzando molto il forte impegno di D'Alema per portare la Serbia nella Ue", il commissario Ue all'allargamento Olli Rehn ha detto che la condizione della piena cooperazione con il Tpi resta e si augura che la Serbia la rispetti al più presto. "D'Alema ha ragione", ha detto Bernard Kouchner. "La Ue non deve parlare solo del Kosovo, ma concentrarsi anche su un piano generale per la Serbia e per i Balcani". Da Belgrado, il vice premier serbo Djelic ha tagliato corto:"Non c'é alcuna possibilità di scambiare il Kosovo con l'Europa", ha detto. E il ministro Jeremic, a Bruxelles, ha ribadito che la Serbia non accetterà nessun tipo di indipendenza, "coordinata o no". E in serata da Belgrado è arrivata una nuova presa di posizione, affinché, ha detto il presidente Tadic, il Consiglio di sicurezza dell'Onu chieda alla Corte di giustizia internazionale dell'Aja di pronunciarsi sulla legittimità di una eventuale proclamazione unilaterale di indipendenza da parte della provincia serba a maggioranza albanese. Al di fuori della Ue, l'ostacolo sulla strada di una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu sul Kosovo resta la Russia. Serghey Lavrov, stasera a Bruxelles per una riunione con la troika Ue, ha ribadito stamane che i Paesi che riconosceranno l'indipendenza del Kosovo "innescheranno una reazione a catena nei Balcani e nelle altre regioni. Tutti coloro che hanno tali progetti devono essere pienamente consapevoli della loro responsabilità". Parole che non hanno impedito alla Gran Bretagna di premere per il riconoscimento di un'indipendenza tout court. Il ministro degli esteri David Miliband ha anche chiesto ai Paesi Ue di prepararsi a mandare più uomini nella missione militare Kfor della Nato. Il confronto in Consiglio di sicurezza, il 19 dicembre, sotto presidenza italiana, non si preannuncia facile. (ANSA).