Vi proteggiamo, ma svegliatevi
Dopo un aspro confronto sono stati prorogati di due anni i
dazi sulle calzature cinesi e vietnamite. Così l'industria
italiana avrà il tempo necessario per rilanciare il settore.
Con l'aiuto del governo.
• da Economy del 12 ottobre 2006, pag. 38
di Emma Bonino *
L'importanza strategica dell'internazionalizzazione del nostro
sistema produttivo viene confermata nella proposta di Legge
finanziaria, dov'è aumentata la dotazione del fondo per
il made in Italy (20 milioni nel triennio), sono confermati
gli stanziamenti per l'Istituto per il commercio estero (Ice),
è rifinanziato il fondo export credit, è razionalizzata
la gestione dei fondi di venture capitai. È in questo
quadro che si inserisce il procedimento antidumping sulle calzature
importate da Cina e Vietnam sul quale erano chiamati a pronunciarsi
prima la Commissione europea, con la proposta di dazi definitivi,
poi i Paesi membri.
L'antidumping non ha nulla a che vedere con il dibattito tra
protezionismo e liberalismo né con presunti danni ai
consumatori. Al contrario, si tratta di misure necessarie per
assicurare che il commercio internazionale si svolga in un quadro
di regole minime. E, come ogni sistema di regolazione, si basa
anche sulla necessità di prevedere sanzioni se tali regole
vengano violate. È un sistema regolamentato dalla World
trade organization (Wto), che viene utilizzato regolarmente
dagli Stati Uniti. In questo caso, la Commissione europea aveva
constatato un aumento d'importazioni sottocosto da Cina e Vietnam
del 130% nel triennio 2002-2004 e del 29% nel 2005. Dimensioni
tali da determinare sanzioni.
Si tratta di proteggere la nostra industria calzaturiera, leader
europea del settore e tra i maggiori attori sulla scena mondiale.
Un caso di scuola e della massima importanza per l'italia, considerato
che esistono circa 30 distretti delle calzature e che già
nel primo semestre 2006 sono stati persi poco meno di 3 mila
posti di lavoro. Ecco perché negli ultimi mesi questo
dossier è stato al centro dell'azione diplomatica dell'Italia,
che ha richiamato i partner comunitari al rispetto di quel principio
di solidarietà europea che dovrebbe prevalere quando
gli interessi di alcuni Paesi sono seriamente compromessi.
Fare sistema.
Oggi questo intenso lavoro ha prodotto i suoi frutti ed è
diventata
effettiva la proroga di due anni dei dazi sulle scarpe al 16,5%
verso la Cina e al 10% verso il Vietnam. Il nuovo regolamento
prevede un monitoraggio e una relazione quadrimestrale sugli
andamenti del settore. Inoltre, i prodotti coperti dai dazi
includono anche le calzature da bambino, escluse dalle misure
attualmente in vigore. Questo perché l'Italia è
riuscita a dimostrare che tale esclusione era inammissibile.
La soluzione non era affatto scontata. Il confronto a tratti
è stato aspro. Molti Paesi hanno compreso le ragioni
dell'Italia e delle sue imprese e, quindi, si è aggregata
con fatica una nuova maggioranza sulla proposta della Commissione.
Vorrei quindi ringraziare quegli Stati che hanno dato prova
di sensibilità ai problemi delle imprese e dei lavoratori
italiani; nonché il commissario Ue Peter Mandelson, che
ha contribuito al raggiungimento della soluzione di compromesso.
Ora si apre un periodo importante, necessario per una fase d'interazione
ancora più intensa con quei Paesi che pur producendo
a costi notevolmente più bassi non possono sottrarsi
alle regole del commercio internazionale. Un tempo, però,
che deve essere utilizzato dalle nostre aziende per fronteggiare
la sfida di una concorrenza sempre più agguerrita. E
che i governi europei dovranno sfruttare per riflettere sull'aderenza
delle regole alla mutazione continua dei mercati globali. L'Italia
è pronta a dare il suo contributo. Infine, mi preme ringraziare
tutti coloro che, con il loro contributo, hanno permesso l'applicazione
delle misure antidumping sulle calzature: i dirigenti e funzionari
del ministero del Commercio internazionale, della rappresentanza
permanente di Bruxelles, i sindacati, Confindustria e le associazioni
di categoria. Siamo riusciti a fare «sistema». Dobbiamo
continuare su questa strada.
NOTE
* Ministro del Commercio internazionale e delle politiche europee