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9 février 2007
Lettera da Bruxelles al Corriere della Sera - Eurostipendi Adeguati

 

 


LETTERA DA BRUXELLES

Eurostipendi adeguati


Gentile Direttore, Vorremmo esprimere la nostra sorpresa e amarezza per i contenuti e il tono degli articoli del 4 e 6 febbraio sugli stipendi dei funzionari di Bruxelles. Sorprende che un giornale come il Corriere ignori che la funzione pubblica europea ( e non gli «anonimi euroburocrati di Bruxelles») costituisce un'organizzazione complessa capace di amministrare 27 sistemi economici e politici diversi, in lingue e con culture nazionali diverse: un patrimonio inestimabile al servizio di 500 milioni di cittadini europei. E dal costo, in termini di efficacia ed efficienza, assai inferiore alle amministrazioni dei 27 Stati membri, con meno funzionari di un comune italiano di media grandezza. Un risultato cui concorrono professionisti con un livello di motivazione e di competenza eccellente, capaci di restare indipendenti di fronte alle pressioni di interessi nazionali, internazionali o di lobby private. E alla carriera si accede mediante concorso europeo, senza quote di riserva di assunzioni nazionali. Il titolo di studio richiesto è il diploma di scuola superiore o la laurea (molti funzionari hanno master e PhD), si devono conoscere almeno tre lingue comunitarie. Si è soggetti a valutazioni di merito annuali, a formazione professionale permanente, si è promossi ai gradi successivi per scrutinio di merito e non per anzianità, italiani e uscieri compresi.
Da almeno sette anni la ricerca dell'efficienza e dell'efficacia dell' amministrazione di Bruxelles sono al centro delle riforme volute dagli Stati e dalle istituzioni comunitarie dopo la caduta della Commissione Santer. Un nuovo statuto riduce drasticamente i salari con meccanismi interni di valutazione severissimi per le promozioni; regole stringenti sulla possibilità di svolgere attività esterne; un controllo capillare sulla produttività e sul valore aggiunto delle iniziative promosse dalle amministrazioni. Risultato: nonostante l'attrattività della professione non tutti i concorsi che si svolgono dal 2004 riescono a laureare un numero adeguato di candidati. Il livello delle retribuzioni non è sufficientemente competitivo con quello offerto da alcuni sistemi- paese o da alcune professioni liberali.
Gli stipendi dei funzionari non sono il prodotto di manovre oscure o di prebende nascoste, ma calcolati in base a una disciplina legislativa che è contenuta nello Statuto dei funzionari, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'UE, dove pure è pubblicata la griglia dei salari utilizzata per l'articolo in questione (l'ultima in G.U. L. n. 397 del 30/12/2006, p. 6).
Tutti dati consultabili online: nel sito della Commissione europea o dell'Ufficio europeo dei concorsi (EPSO). Le regole vigenti e le modificazioni sono adottate all'unanimità dai 27 governi nazionali in seno al Consiglio dei ministri europei. Gli stipendi dei funzionari, oltre a remunerarne qualità e indipendenza, compensano il disagio derivante dell'espatrio con i suoi costi economici, affettivi, umani e sociali.
Gli stipendi non sono esenti da tassazione, ma assoggettati a prelievo fiscale a favore dell'UE (non degli Stati nazionali, altrimenti le imposte sul reddito sarebbero state a beneficio di un solo Stato membro, il Belgio), a ritenute previdenziali (si va in pensione a 65 anni, con buona pace del dibattito italiano) e assistenziali. I funzionari hanno una copertura sanitaria non totale (mediamente intorno all'80 % delle spese effettivamente sostenute e anticipate, salvo le patologie più gravi) e pagano tutte le altre tasse dovute nel paese dove prestano servizio (immobili, successioni, circolazione veicoli, IVA ecc.). Infine non esiste il TFR.
Quanto alla scuola: la Scuola europea, gratuita principalmente per i figli dei funzionari dagli Stati membri (vi sono ammessi anche i figli dei giornalisti italiani), è una scuola pubblica (finanziata e gestita dagli Stati membri e dalla Commissione) che garantisce la possibilità (spesso la sola, visto che in Belgio non ci sono scuole italiane) di assicurare l'istruzione dei propri figli nella lingua materna. I funzionari non pagano per la frequenza, ma pagano per le spese della mensa e altre spese accessorie. Il fatto quindi di aggiungere allo stipendio il costo delle spese scolastiche è assolutamente arbitrario. E' come se allo stipendio di un qualsiasi lavoratore italiano si aggiungesse la spesa sostenuta dallo Stato per assicurare l'istruzione dei suoi figli.
Gli esempi sui quali si è attardato il cronista sono a dir poco approssimativi: riprendiamo il caso di questo ipotetico funzionario romano con moglie e due figli a carico. La realtà è la seguente.
Primo caso: impiegato/usciere all'inizio della carriera con 4 anni di anzianità: 3.766 euro (e non 4.337).
Secondo caso: impiegato con funzioni di coordinamento con circa 30 anni di carriera: 6.152 euro ( e non 8.328).
Terzo caso: quadro direttivo con almeno 30/32 anni di carriera: 9.866 euro (e non 12.030).
Quarto caso: direttore, con 25/30 anni di carriera (in taluni casi è possibile l'assunzione diretta dall'esterno in questo grado): 13.652 (e non 16.251).
Queste cifre vanno paragonate con le retribuzioni offerte a coloro i quali espatriano (diplomazia, servizio pubblico internazionale, settore privato, dove i fringe benefits sono relativamente importanti) e comprendono il totale degli emolumenti percepiti dai funzionari. Senza tredicesima mensilità e straordinari (nonostante si lavori anche 60 ore a settimana, rispetto alle 37 ore e mezza statutarie, spesso in ufficio il sabato e la domenica) non remunerati. Senza premi di produttività e altre voci retributive integrative.
Infine non vorremmo che questa enfasi nel pubblicare un articolo superficiale, con dati incompleti ed assemblati senza appropriate verifiche, nascondesse la volontà di mettere in cattiva luce le Istituzioni europee, quasi il Paese del Bengodi, dove Eurodeputati, Commissari e funzionari decidono gli stipendi e altri emolumenti da soli. Forse è solo uno sfogo solitario che testimonia come la debolezza della politica europea dell' Italia sia alimentata dalla scarsa attenzione di informazione e media alle questioni comunitarie.

Franco Frattini
(Vice Presidente della Commissione Europea)
Mario Mauro
(Vice Presidente del Parlamento Europeo)
Luigi Cocilovo
(Vice Presidente del Parlamento Europeo)
Luisa Morgantini
(Vice Presidente del Parlamento Europeo)

 

 



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