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08 juillet 2006
Il Messaggero – article du Commissaire Franco Frattini : I tre pilastri del piano globale sull’immigrazione




I TRE PILASTRI DEL PIANO GLOBALE SULL’IMMIGRAZIONE



di FRANCO FRATTINI


TRA qualche giorno circa 60 ministri di altrettanti Paesi europei ed africani si riuniranno a Rabat, ospiti del regno del Marocco, per tracciare linee comuni di azione ed un piano globale sull'immigrazione. Particolare attenzione verrà prestata alla cosiddetta “rotta occidentale”. Alla rotta, cioè, che dall'Africa centrale va verso l'Europa.
Rabat è una conferenza con obiettivi politici ambiziosi, per la prima volta congiuntamente promossa da Paesi europei (Francia e Spagna) e africani (Marocco) e organizzata insieme alla Commissione Europea, con la partecipazione anche dell'Unione Africana.
Illustrerò a Rabat le linee guida europee per una strategia politica globale capace di reggere e vincere una sfida l'immigrazione destinata a rinnovarsi per i prossimi anni e decenni. Una sfida che, per la prima volta, tutti i leader europei ritengono si debba affrontare rinunciando finalmente alle gelosie nazionali; basandosi invece sul coordinamento che la Commissione Europea, anzitutto con lo strumento dell'Agenzia Europea per il Controllo delle Frontiere, può garantire.
Tre sono i pilastri di questa strategia su cui la Commissione sta concretamente lavorando.
Primo. Un governo “europeo” delle regole di ingresso degli immigrati: dobbiamo infatti garantire pur nelle diversità sociali ed economiche degli Stati membri condizioni adeguate di accoglienza e di effettiva integrazione a coloro che intendono lavorare e vivere nei nostri Paesi rispettando le leggi.
Secondo. Una prevenzione coordinata, ed un contrasto senza indulgenze verso i trafficanti di esseri umani. Non c'è tolleranza possibile verso coloro che sfruttano la disperazione degli immigrati e spesso li abbandonano, in condizioni di gravissimo rischio, in mare, o nelle regioni desertiche dell'Africa sahariana.
Né possiamo lasciare soli a fronteggiare la pressione dell'immigrazione illegale pilotata da spietate organizzazioni criminali quegli unici Paesi europei che per posizione geografica vi sono più esposti: Spagna, Italia, Malta, Cipro e Grecia.
Una missione europea, dotata di mezzi e uomini, partirà prossimamente per aiutare la Spagna a fronteggiare, con la prevenzione e l'accoglienza equilibrata, l'enorme pressione di immigrati illegali che dalle coste africane si dirige verso le isole Canarie. Lo stesso impegno dedicheremo a Malta, che ce lo ha richiesto. Se anche e solo il governo italiano lo chiedesse, l'Europa non potrebbe sottrarsi al suo dovere di solidarietà, considerato il dramma quotidiano che si consuma sulle coste siciliane.
Terzo. Rafforziamo il lavoro comune con i partner mediterranei del Nord Africa, delle regioni sahariane , per affrontare insieme le cause profonde del fenomeno migratorio: povertà, distruzione dell'ambiente e dunque dell'economia agricola locale, carenza di investimenti e di opportunità di lavoro, di servizi finanziari nei Paesi di origine. Una pressione crescente e spesso insostenibile si sviluppa sui Paesi di transito, utilizzati come aree di sosta (spesso di lunga durata) in quella che è ormai la lunga marcia della disperazione verso il Nord.
La Commissione Europea ha avviato un lavoro approfondito, che a Rabat verrà presentato: dobbiamo indirizzare aiuti verso le esigenze di sviluppo durevole, promuovendo occasioni di investimento nell'ambiente, nelle piccole e medie imprese, nel turismo e nell'artigianato. E dobbiamo poi cercare di contenere la “fuga di cervelli” dai Paesi più poveri, un altro fattore di impoverimento di intere società. E infine la lotta al lavoro nero. Chi, nei “ricchi” Paesi europei fa lavorare in nero un immigrato, non soltanto lo sfrutta (perché lo paga meno e gli preclude i servizi sociali escludendolo dai percorsi della solidarietà e dell'integrazione) ma contribuisce ad alimentare nuovi arrivi, gli arrivi di disperati pronti a tutto pur di intascare pochi euro.
Dobbiamo anche sviluppare campagne di comunicazione “all'origine” del fenomeno, nei Paesi di provenienza. Ed insieme a quei governi, informare circa le condizioni richieste per lavorare e vivere legalmente in Europa, e soprattutto dobbiamo contrastare la tendenza a tollerare il lavoro nero qui, proprio in casa nostra. Un lungo lavoro di ricerca europeo mi porterà, tra due settimane, a pubblicare un documento strategico sull'immigrazione illegale. Tra gli altri punti metteremo in evidenza la necessità di collaborare con i Paesi di origine nel contrastare “a monte” appunto quei fattori di attrazione l’“effetto calamita” degli immigrati illegali, e anzitutto il lavoro nero.
In conclusione, dobbiamo lavorare perché a Rabat Africa ed Europa, per la prima volta, prendano decisioni comuni sul governo dei flussi migratori. Una dimensione non soltanto di polizia e sicurezza ( necessaria, ovviamente, a far rispettare le regole ed a rimpatriare chi non le rispetta), ma anche umanitaria e di solidarietà. E di più, con una gestione accorta dei flussi dell'immigrazione economica, serviremo lo sviluppo di questi nostri Paesi europei: abbiamo infatti una popolazione media che invecchia e che sempre più seleziona tipologie di lavori graditi o anche soltanto richiesti. Non c'è immigrazione senza solidarietà, ma non c'è sviluppo senza immigrazione e integrazione.

 

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