Repubblica Italiana

ItalianoEnglishNovitàRicerca
Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Unione Europea


La RapresèntationActualitèServicesIstitution EuropèennesItalie en Belgique

4 octobre 2006
La Repubblica - La Corte assolve l'Irap - de Alberto D'Argenio


MERCOLEDÌ, 04 OTTOBRE 2006

Pagina 45 - Economia

I magistrati di Lussemburgo: è un´imposta legittima e in linea con la normativa comunitaria. Visco: una buona notizia

La Corte Ue "assolve" l´Irap

Lo Stato italiano evita un buco da 35 miliardi nei conti pubblici




La Commissione europea incassa il colpo: studieremo il verdetto con attenzione

ALBERTO D´ARGENIO
BRUXELLES - L´imposta regionale sulle attività produttive è salva. A sorpresa il lungo contenzioso con le istituzioni europee sull´Irap si è chiuso con un lieto fine per lo Stato italiano e l´incubo di una condanna in grado di provocare una vera e propria voragine nelle casse pubbliche si è definitivamente dissolto. La decisione è arrivata ieri mattina con la sentenza scritta dai tredici giudici della Corte di giustizia dell´Ue che hanno sconfessato la linea accusatoria della Commissione europea e il parere di ben due avvocati generali dell´Unione. La tassa introdotta nel 1997 dall´allora ministro delle Finanze, Vincenzo Visco, questo è il ragionamento della Corte, «si distingue dall´Iva» e pertanto non è contraria al diritto comunitario.
Si tratta di un verdetto che mette fine allo spauracchio del mega-buco di bilancio, visto che l´imposta garantisce dai 30 ai 35 miliardi di euro all´anno. Un ammanco pari alla correzione prevista dalla Finanziaria per il prossimo anno al quale si sarebbero potuti sommare altri 70 miliardi per i rimborsi dei pagamenti effettuati da imprese e professionisti italiani. Tira un sospiro di sollievo Visco, oggi vice ministro per l´Economia, secondo cui «la buona notizia era attesa dal momento che l´imposta era stata debitamente autorizzata dalla Commissione europea» ai tempi della sua introduzione. Ed è stato proprio l´atteggiamento contraddittorio di Bruxelles che per tre anni ha messo alle strette i governi della Cdl e dell´Unione, entrambi spaventati dalla prospettiva della condanna ma divisi sulla bontà della tassa.
Il caso si è aperto nel 2003 quando la Banca Popolare di Cremona ha chiesto all´Agenzia delle Entrate il rimborso dell´Irap per il biennio 1998-1999. Il fascicolo è arrivato sul tavolo dei giudici europei che hanno chiesto alle parti interessate di presentare la propria posizione e la Commissione, rimangiandosi il via libera di cinque anni prima, ha sostenuto l´illegittimità della tassa. Nel 2005 è stato invece l´avvocato generale della Corte, Francis Jacobs, a chiedere la sua condanna sostenendo che il fisco avrebbe dovuto rimborsare quanto pagato dai cittadini, sebbene con una limitazione temporale. Poco dopo - grazie all´intervento di altre sette capitali europee terrorizzate dall´ipotesi di una condanna che avrebbe potuto travolgere le loro imposte gemelle - i giudici del Lussemburgo hanno deciso di riaprire le udienze, circostanza più unica che rara. Nonostante altri cinque paesi si fossero schierati al fianco di Roma, nel 2006 il nuovo avvocato generale della Corte, Stix-Hackl, ha confermato il parere del predecessore sull´illegalità dell´imposta, pur mettendo al riparo l´Italia da eventuali rimborsi di massa. Ieri l´epilogo, con la Corte che ha smentito le conclusioni dei sui avvocati, circostanza che ha pochissimi precedenti: «L´Irap - ha decretato - si distingue dall´Iva in modo tale da non poter essere considerata un´imposta sul fatturato ai sensi della sesta direttiva comunitaria. Ne deriva che essa è compatibile» con le regole europee.
Una sentenza che non ha convinto il vice-presidente del Senato Roberto Calderoli, secondo cui «se oggi al governo ci fosse stato il centro-destra la tassa, che rimane un furto, sarebbe stata dichiarata illegittima». Di avviso contrario Visco, che ha ricordato come negli ultimi mesi l´amministrazione italiana abbia prodotto uno studio analitico che dimostrava la legalità dell´Irap. E ad esultare è stata anche l´Avvocatura dello Stato, in questi anni impegnata a difendere il fisco di fronte ai giudici Ue.

 

Torna alla Home Page