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PROTEZIONE SOCIALE

La protezione sociale, uno degli aspetti più rilevanti del cosiddetto “modello sociale europeo” risalente alla prima Lisbona è rimasto un pilastro importante anche all’interno della nuova strategia di Lisbona, rivisitata dai Capi di Stato e di Governo al Consiglio Europeo di Bruxelles del marzo 2005. E’ un pilastro che si sviluppa su tre assi: inclusione sociale, pensioni e,a partire dal 2004, anche cure sanitarie a lungo termine (in modo particolare relative ad anziani e a persone con disabilità grave)

La protezione sociale è un processo che ha inizio nel 1992, con due raccomandazioni sulla convergenza degli obiettivi della protezione sociale , a cui si affianca un sistema di rapporti periodici (rapporti sulla Protezione Sociale in Europa).

Nel 1997 la Commissione elabora una prima comunicazione ("modernizzare e migliorare la protezione sociale nell'Unione Europea",) per poi proporre un processo più strutturato con una successiva comunicazione nel luglio del 1999 ("Una strategia concertata per modernizzare la protezione sociale") che ha riscosso molti consensi ponendosi quattro grandi obiettivi:

• Rendere il lavoro più vantaggioso e dare un reddito sicuro;
• Garantire pensioni sicure;
• Promuovere l'inclusione sociale;
• Garantire un livello elevato e durevole di protezione della salute;

Successivamente al Vertice europeo di Lisbona del 2000, che ha lanciato il metodo di coordinamento aperto come procedura di scambio di informazioni e buone pratiche, la protezione sociale si è sviluppata lungo due direttrici: l'inclusione sociale e le pensioni.
Per quanto riguarda l'inclusione sociale, il vertice di Nizza aveva invitato gli Stati membri a presentare dei piani d'azione nazionali validi per un periodo di due anni: per l'inclusione sociale è così iniziato un processo analogo a quello avviato per l'occupazione con il nuovo capitolo del Trattato, inserito ad Amsterdam e rafforzato dal Vertice straordinario del Lussemburgo del 1997.

Per quanto riguarda le pensioni numerosi Consigli, da Lisbona a Bruxelles, hanno messo in rilievo la sfida dell'invecchiamento demografico e le sue implicazioni per il mantenimento di pensioni adeguate e sostenibili. Questa sfida è stata sottolineata nelle conclusioni del Consiglio europeo di Stoccolma del marzo 2001, che ha posto le basi per il metodo aperto di coordinamento aperto nel settore delle pensioni, in seguito varato dal Consiglio europeo di Laeken nel dicembre 2001 sulla base di undici obiettivi comuni all'interno del quadro di tre grandi principi: "tutelare la capacità dei sistemi di conseguire gli obiettivi sociali prefissati, mantenere la sostenibilità finanziaria e soddisfare le esigenze sociali in mutamento". Il Consiglio di Bruxelles di marzo 2003 ha accolto con favore la relazione congiunta del Consiglio e della Commissione in materia di pensioni adeguate e sostenibili (basata sui singoli rapporti nazionali presentati nel corso del 2002) e ha invitato gli Stati membri ad assicurare l'attuazione di ulteriori riforme dei sistemi pensionistici, compresa una maggiore occupazione degli anziani; ha invitato altresì a proseguire nell'applicazione del metodo di coordinamento aperto, continuando nella prassi della cooperazione tra Comitato per la protezione sociale e Comitato di politica economica, oltre a sollecitare la Commissione e il Consiglio a mantenere l'impulso alla cooperazione mediante la realizzazione di studi specifici che vertano sulle sfide comuni cui sono confrontati i sistemi pensionistici.

Nell'ambito della modernizzazione sociale grande rilievo hanno acquisito anche i temi delle cure sanitarie e dei servizi di assistenza a lungo termine degli anziani dopo che il Consiglio Europeo di Barcellona del marzo 2002 ha invitato Commissione e Consiglio a esaminare più approfonditamente i temi della qualità, accessibilità e sostenibilità finanziaria dei servizi sanitari e di assistenza agli anziani. A tal fine la Commissione ha pubblicato una comunicazione nell'aprile 2004 (COM(2004)301) che ha lanciato in modo più chiaro il metodo aperto di coordinamento in tale ambito.

Nel 2003 ha avuto inizio un processo di “razionalizzazione” del metodo aperto di coordinamento nell’ambito della protezione sociale (vedi (COM(2003)261). L'idea alla base della razionalizzazione è che tutti e tre i principali segmenti della protezione sociale, pensioni, inclusione sociale, cure sanitarie a lungo termine, hanno relazioni strette sia con gli aspetti economici, sia con gli aspetti più legati alla strategia per l'occupazione. E’ così nato un processo di “riallineamento”, anche cronologico, con il processo dell’occupazione (anch’esso basato sul metodo aperto di coordinamento, ma inserito nel Trattato, in seguito al processo di Lussemburgo), quest’ultimo già allineato con il parallelo processo di politica economica.

La razionalizzazione della protezione sociale, che si compirà nel 2006, ha previsto nella sostanza, un accorpamento in un unico rapporto congiunto Commissione e Consiglio sulla Protezione Sociale e l’Inclusione Sociale di quelli che prima erano rapporti separati su Pensioni e Inclusione Sociale, aggiungendo il nuovo capitolo sulle cure sanitarie a lungo termine. Il tutto basato, sempre a partire dal 2006, una volta realizzato il varo da parte del Consiglio di primavera, su un nuovo set di obiettivi comuni ai tre volete.

Questo quadro è parzialmente mutato in seguito alla revisione della strategia di Lisbona richiamata in apertura: la sempre maggiore integrazione richiesta tra settore economico e settore dell’occupazione ha portato al varo di nuove linee guida integrate che abbracciano questi ambiti e sulla base dei quali viene richiesto agli Stati di produrre un unico “Programma nazionale di riforma”. Il nuovo processo, triennale, ha non solo richiesto un ulteriore aggiustamento sui tempi della presentazione del Rapporto congiunto sulla Protezione Sociale e Inclusione Sociale, ma anche avviato un ripensamento della collocazione della protezione sociale rispetto a Lisbona.

Molti aspetti della protezione sociale, in una logica di sempre maggiore interdipendenza tra vari aspetti, economici, dell’occupazione e sociali, possono essere ripresi dagli Stati membri all’interno dei loro Programmi nazionali di riforma, realizzando così quel “feeding in” delle politiche sociali all’interno del Processo di Lisbona, pur rimanendo presente, come esercizio parallelo, la compilazione di Rapporti strategici nazionali sulla protezione sociale.

 

 


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