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New - 9 March 2005

 

Apc-SCUOLA/ UDC: GOVERNO INTERVENGA PER ISTITUTO ITALIANO IN BELGIO
Dionisi scrive a Fini: nostri ragazzi non studiano nostra storia


Strasaburgo, 09 mar. (Apcom) - Armando Dionisi, capodelegazione dell'Udc al Parlamento europeo, ha scritto al ministro degli Esteri Fini, al ministro dell'Istruzione Moratti, agli ambasciatori in Belgio e presso l'Ue Macchia e Cangelosi e al direttore dell'Istituto Italiano di Cultura in Belgio, Pia Luisa Bianco, per denunciare la mancanza di una scuola italiana a Bruxelles e la chiusura progressiva delle sezioni italiane della > scuola europea nei confronti dei cittadini che non lavorano nelle istituzioni Ue.
Lo comunica una nota dell'ufficio dell'europarlamentare a Strasburgo.
Prendendo spunto dalla polemica nata in questi giorni sulla chiusura di alcune sezioni di lingua italiana della Scuola europea, a seguito degli articoli pubblicati dal Corriere della Sera, Dionisi sottolinea che "il vero problema in Belgio consiste nella totale assenza di istituti scolastici in grado di garantire un'istruzione in italiano".
"Gli italiani - scrive Dionisi nella sua lettera - rappresentano la seconda comunità straniera del paese, ma non esiste alcun istituto scolastico che garantisca l'apprendimento nella nostra lingua madre, se si eccettua la Schola Europea, il cui accesso é però negato a gran parte degli italiani che lavorano nella capitale d'Europa e contribuiscono con il loro impegno al prestigio dell'Italia".
"Il problema è di ordine non solo linguistico, ma soprattutto culturale e sociale", continua l'eurodeputato, sottolineando che "la dimensione della comunità italiana in Belgio supera le 300.000 persone, senza contare l'imprecisata quantità di immigrati di seconda e terza generazione. Negare ai nostri ragazzi la possibilità di studiare la storia e la cultura italiana, significa privare le prossime generazioni della parte migliore della nostra identità".
La lettera si conclude con l'invito ai ministri e alle autorità diplomatiche a "cercare opportune soluzioni", ricordando che "tutelare il diritto all'educazione e il valore della famiglia significa difendere il cemento dell'Unione europea di oggi e di domani."





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