EUROPEE:COLDIRETTI,CAMPAGNA E LAVORO PRIORITA' NUOVI
PARTNER BEDONI, INTEGRARE SISTEMI E ALLARGAMENTO DIVENTA OPPORTUNITA'
(ANSA) - BRUXELLES,
9 GIU - Per la maggioranza dei cittadini dei nuovi paesi membri
dell'Ue che il 13 giugno si renderanno per la prima volta alle
urne per le elezioni europee, il lavoro (70%) e l'agricoltura
(56%) sono le priorità sulle quali dovrà concentrarsi
l'attività del futuro Parlamento Europeo.
Gli stessi cittadini pongono invece agli ultimi posti gli interessi
per la politica estera e per la difesa. Questa la fotografia che
è emersa dal confronto organizzato dalla Coldiretti oggi
a Bruxelles sul tema "Aspettative di cittadini e imprese
nell'Europa allargata" a cui hanno partecipato rappresentanti
della Commissione Ue, dei nuovi partner, forze sociali, ricercatori
e studiosi. Una ricerca di Nomisma ha permesso di avere un quadro
più preciso della realtà produttiva nei nuovi dieci
partner. Il presidente della Coldiretti Paolo Bedoni non ha dubbi:
"Noi come mondo agricolo - dice - le elezioni le abbiamo
già vinte con la riforma della politica agricola e ci auguriamo
che i governi accelerino i processi che accompagnano il divario
che esiste tra le imprese e il mercato. La grande sfida per l'allargamento
sarà quella di avere gli stessi criteri e gli stessi strumenti,
di ottenere in maniera chiara gli stessi processi produttivi".
L'allargamento può essere quindi una grande opportunità
per l'Italia, come per la Polonia e per gli altri partner europei.
Ad un condizione, dice Bedoni: "Evitare la tentazione, da
parte dei nuovi paesi membri, di svendere la loro produzione invece
di valorizzarla sui livelli di qualità europei". Per
il presidente della Coldiretti si conferma più che mai
"la necessità di inserire pienamente l'agricoltura
su quelli che sono gli interessi dei cittadini e dei consumatori.
In questo modo - aggiunge - si inserisce l'attività agricola
nella politica economica con l'agricoltura nuova, quella uscita
dal riforma, che guarda il mercato e che libera l'impresa da una
serie di lacci che la burocrazia gli imponeva". Tutti gli
intervenuti ai lavori hanno messo l'accento sugli aspetti positivi
dell'allargamento senza comunque ignora le difficoltà.
Il rappresentante italiano presso l'Ue Rocco Cangelosi ha sottolineato
come "l'allargamento abbia reso inevitabile la riforma della
politica agricola comune, ma quella che è stata una necessità
- ha aggiunto - diventa ora un'opportunità unica per il
settore agroalimentare italiano. E questo, non solo sul piano
delle risorse ma soprattutto perché viene offerta la possibilità
di sfruttare la complementarietà dei sistemi produttivi".
Paolo De Castro dell'università di Bologna ha indicato
a sua volta che "l'Europa di 450 milioni di abitanti non
rappresenta solo difficoltà - che pure ci saranno - ma
anche grandi opportunità soprattutto per l'Italia che punta
ad una presenza di commercio internazionale su prodotti altamente
differenziati, sui prodotti di qualità che abbiano uno
spazio anche tra i 75 nuovi cittadini europei.
La modifica inevitabile dei loro stili di vita - ha aggiunto -
significherà più pasta, più vino, più
olio, più formaggi. Per Fabrizio Barbaso, direttore generale
aggiunto alla politica regionale alla Commissione europea, "in
agricoltura l'Italia non dovrebbe temere nessuna conseguenza dall'allargamento
perché è uno dei paesi più avanzati in cui
la differenziazione delle produzioni, la capacità di trasformare
ed esportare le produzioni di tipo mediterraneo aprono le prospettive
soprattutto in termini di nuovi mercati". (ANSA).