UE: BUDGET 2007-2013; 50 MLD A RISCHIO PER REGIONI POVERE
INCONTRO ORGANIZZATO A BRUXELLES DALLA PROVINCIA DI NAPOLI
(ANSA) - BRUXELLES, 2 DIC - Cinquanta miliardi di euro: è
questa la cifra di cui solo le regioni in ritardo di sviluppo,
quelle inserite nell'attuale obiettivo 1 comunitario, dovrebbero
fare a meno con un bilancio Ue limitato all'1% del Pil. Il "calcolo
del salumiere", come lui stesso l'ha definito, - ma efficace
per far capire il problema - è del direttore generale aggiunto
delle Politiche regionali della Commissione Ue, Michele Pasca-Raymondo,
il quale ha ricordato l'importanza della posta in gioco per la
politica di coesione e per gli aiuti alle regioni con le prospettive
finanziari 2007-2013, considerate la legge Finanziaria della Commissione
Ue. L'occasione per un esame approfondito dell'argomento è
stata fornita da una tavola rotonda organizzata a Bruxelles dalla
Provincia di Napoli e dalla locale Camera di commercio che hanno
riunito intorno allo stesso tavolo con gli amministratori locali
e il responsabile delle Politiche regionali europee, europarlamentari
di tutti gli schieramenti politici e l'ambasciatore Rocco Cangelosi,
rappresentante permanente dell'Italia presso la Ue. Il negoziato
tra gli stati membri - l'argomento sarà tema in discussione
al prossimo vertice europeo di dicembre - non si annuncia facile.
Le posizioni sono ancora distanti: da una parte i sei paesi (Germania,
Francia, Olanda, Austria, Svezia, Austria e Gran Bretagna) che
vorrebbero contenere il bilancio all'1% del Pil e altri invece,
come Spagna, Grecia e Portogallo che potrebbero far fronte comune
in difesa della proposta licenziata dalla Commissione per un 1,24%:
la differenza solo per la politica di aiuti alle regioni sarebbe
tra un pacchetto di 336 miliardi ed uno di 190 miliardi di euro.
Anche l'Italia ha scelto la linea di difesa dei fondi strutturali.
Ma, secondo una politica che, per i parlamentari italiani del
Pse, non è sufficientemente "chiara". A ribadire
quest'ultima posizione, nella tavola rotonda della Provincia di
Napoli, è stato Massimo D'Alema secondo il quale "il
negoziato è difficile e la posizione dell'Italia non è
di grande forza contrattuale perché deve trovare alleati
per far saltare il Patto di stabilità". Le poche risorse
a disposizione inoltre, secondo l'esponente diessino, rischiano
di utilizzate in un'ottica "difensiva" e non "espansiva"
con ripercussioni negative sulla politica per il Mezzogiorno.
A D'Alema ha controbattuto l'europarlamentare di Forza Italia
Giuseppe Gargani che ha ricordato come il Patto sia stato criticato
da tutti e ritenendo, nella discussione sui fondi, "non utile
una divisione su questa polemica politica". Con D'Alema e
Gargani sono intervenuti nel dibattito anche gli europarlamentari
Gianni Pittella, Antonio Di Pietro e Luca Romagnoli, così
come Riccardo Ventre, Alfonso Andria e Marcello Vernola anch'essi
con esperienza da presidenti di provincia come Riccardo Di Palma,
presidente della provincia di Napoli, il quale introducendo i
lavori, nella sede del Comitato delle regioni Ue, ha chiesto un
ruolo attivo delle amministrazioni provinciali nella gestione
dei fondi europei, per "essere più efficienti sul
territorio". "Le opportunità che i fondi europei
possono garantire - ha sottolineato anche il presidente della
Camera di commercio Gaetano Cola - non devono farci dimenticare
che è sempre necessario impegnarsi per mantenere un adeguato
livello di spesa ed assicurarne l'efficacia degli interventi".
(ANSA).