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QN Economia & Politica - 04 febbraio 2006 - «La proposta di Parigi porterà all'accordo»


L’AMBASCIATORE CANGELOSI
“La proposta di Parigi porterà all’accordo”

“Importante è che la Costituzione europea non venga dichiarata morta. Vi sono buonissime possibilità che l’anno prossimo, con la presidenza tedesca e la ricorrenza del cinquantesimo anniversario del Trattato di Roma, la Costituzione venga approvata.” Per quest’anno più, che discuterne, non si può fare. L’ambasciatore italiano alla Unione europea, Rocco Cangelosi, di faccende europee se ne intende: vi si dedica da oltre 25 anni. Gli chiediamo come l’Italia intenda rilanciare la Costituzione. “L’idea francese di estrapolare la terza parte della Carta costituzionale, quella più divisiva, e lasciare soltanto quella che serve a far funzionare le istituzioni, mi pare apprezzabile, e noi potremmo appoggiarla, purché non si alterino troppo i contenuti. Anche la Germania sarebbe d’accordo.”
Non le pare che, vista anche la contrarietà emersa all’allargamento, la opinione pubblica, in Italia e nella Ue, stia diventando antieuropea?
“Non dimentichiamo che per quanto riguarda la Costituzione, questa è stata approvata o ratificata da 13 paesi. Si tratta della maggioranza della popolazione europea. Bisogna tuttavia riconoscere che a volte l’eccesso di burocrazia, difetti di comunicazione, atteggiamenti fiscali e punitivi hanno fatto sì che l’immagine europea ne soffrisse. Quanto all’allagamento, qui hanno giocato le difficoltà economiche: la gente che ha perduto il posto di lavoro ha pensato che l’allargamento ne sia la causa, mentre invece questo, in realtà, offre opportunità per lo sviluppo dell’economia. Del resto come si poteva escludere l’Ungheria, la Polonia, si tratta di paesi che sono sempre appartenuti alla storia dell’Europa. Si può discutere se si poteva aspettare, ma la politica ha portato a questo.”
Quali paesi, tra i pretendenti, vorrebbe nella Ue?
“E’ difficile definire le frontiere della futura Europa. Con questo quadro istituzionale, peraltro, non è possibile accogliere altre candidature: le istituzioni attuali semplicemente non lo consentono. Ma certo è che se si guarda alla carta geografica della Ue, vediamo un grosso buco, i Balcani, che devono in qualche modo essere legati all’Europa, per la nostra e la loro sicurezza.”
La crisi è comunque innegabile. Come uscirne?
“Vede, si è parlato di rilanciare il “nocciolo duro”: i 12 paesi dell’euro che vanno avanti per conto loro sulla strada della integrazione, quanto agli altri, chi vuole seguirà. Non credo che sia questa la strada giusta, perché innescherebbe forti tensioni. Si può pensare invece ad una Europa “a geometria variabile”, come del resto prevedeva la Costituzione, cooperazioni rafforzate basate sulla funzionalità, chi è d’accordo partecipa, senza schieramenti rigidi. Noi siamo pronti a fare da apripista, ma senza divisioni.”
Non le pare che il ruolo dell’Italia nella Ue si sia indebolito, che alcune prese di posizioni poco europeiste dell’attuale governo ci abbiano nuociuto?
“L’Italia ha il peso di sempre. Semmai è aumentato con l’allargamento. Abbiamo rapporti speciali con i paesi dell’est, una tradizione storica importante, l’Italia porta avanti la integrazione europea al di là dei governi, si tratta semmai di far valere di più il peso che abbiamo. Lei dice che si ha la percezione di un nostro scarso europeismo. Vada a guardare i discorsi fatti da Fini alla Costituente: si tratta di discorsi “spinelliani” (Altiero Spinelli era un europeista federalista, ndr). Forse oggi vi è da parte nostra, come da parte di altri, un atteggiamento più dialettico, più articolato, ma nessuno mette in dubbio la vocazione europeista e universalista dell’Italia.

di Attilio Moro

 

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