Il vicepresidente della Commissione europea: «Non vogliamo
interferire nella politica palestinese, ma la “road map”
va rispettata»
Un ricatto? «Ma per carità!» si scandalizza
Franco Frattini, vice-presidente della Ue e commissario su diritti
civili, libertà e giustizia. Ma è certo che se il
nuovo governo palestinese - qualsiasi esso sia - dovesse deviare
dalla road map, è da mettere in conto che l’Europa
possa e debba chiudere i rubinetti del cospicuo foraggiamento
economico all’Anp.
Al telefono da Bruxelles, dove assieme agli altri componenti
della commissione ha fatto il punto sulle elezioni con un occhio
puntato sui voti di Hamas, Frattini nota che la Ue «ha il
dovere di chiedere il rispetto degli accordi stipulati a suo tempo
da Arafat. Se l’Anp a questo punto cambiasse rotta - rileva
- mi pare scontato che troverebbe serie difficoltà».
Insomma, lei vede possibile che la Ue blocchi i trasferimenti
di danaro all’autorità Nazionale Palestinese...
«Io dico che questo è un punto molto delicato che
già in queste ore sta affrontando la collega Ferrero-Waldner.
I nostri progetti, compreso il danaro che inviamo all’Anp,
si basano sulla volontà palestinese di un confronto pacifico
con uno Stato, Israele, che fin dalla metà degli anni ’80
Arafat di fatto riconobbe, cancellando dalle parole d’ordine
di Fatah la richiesta di una sua distruzione. È evidente
che nel momento in cui l’Anp si rimangiasse quel riconoscimento,
non potremmo non riconsiderare il nostro ruolo».
E dunque taglio dei fondi.
«Non sono d’accordo nel presentare la questione in
questo modo. Vorrei che emergesse di più il fatto che siamo
disposti a proseguire nei finanziamenti, di cui l’Anp ha
bisogno, a patto che si manifesti, da parte del nuovo governo,
la stessa volontà di quelli precedenti di proseguire nella
trattativa».
Formalmente cosa prevede il copione? Sarà la commissione
europea a muovere per prima?
«No, nessun passo formale è in agenda. Noi, dopo
elezioni che si sono svolte democraticamente in modo più
che accettabile, attendiamo che venga formato il nuovo governo
dell’Anp e riteniamo del tutto inopportune interferenze
nelle decisioni del Parlamento palestinese. Poi vedremo quanto
accadrà. Sapendo, e voglio sottolinearlo, che Abu Mazen
ha bisogno del nostro supporto. Ebbe il coraggio, da presidente
del Consiglio quando ancora c’era Arafat, di affermare
che occorreva prendere le distanze dai terroristi. Non possiamo
certo lasciarlo da solo ora, in questo frangente».
Alcuni osservatori, da Gaza e dai territori, non escludono alla
fine una intesa tra Fatah ed Hamas. Lei crede alla possibilità
che il partito ultraislamico possa convertirsi alla road map?
Condoleezza Rice, in queste ore, fa sapere di ritenerlo tuttora
un soggetto sostenitore di progetti terroristici...
«Difficile oggi pensare, a soli 2 anni e mezzo dal suo
inserimento nella lista nera, che Hamas possa avere ripensamenti.
Proprio il suo successo del resto l’ha costruito invocando
la distruzione di Israele. È vero che 20 anni fa Craxi
riuscì a convincere Arafat ad eliminare dallo statuto di
Fatah la cancellazione dello Stato ebraico, ma oggi - pur in presenza
delle rinunce israeliane su Gaza ed i territori - Hamas predica
la violenza, esalta gli attentati suicidi... In tutta franchezza,
io questa possibilità di un cambiamento rapido non è
che la veda all’orizzonte».
Per cui...?
«Noi non abbiamo alcuna intenzione di interferire in scelte
interne che toccano tutte ai palestinesi. Abbiamo però
il diritto di chiedere il rispetto dei patti che sono scritti
nella road map e questo faremo. Collaborazione pacifica e negoziato
sono i pilastri che non possiamo permettere siano minimamente
toccati, altrimenti saremo costretti a rivedere le nostre posizioni.
Mi pare pacifico».
Presidente Frattini, in questo quadro non torna in qualche modo
d’attualità l’ipotesi che Israele possa avvicinarsi
ancor di più alla Ue?
«Ma è evidente. Sia Israele che Anp hanno più
che mai bisogno dell’intervento di una Europa che ha a questo
punto un maggior ruolo da giocare, sotto mille aspetti. Anche
se non siamo e non vogliamo essere una autorità di tutela».
Parlavo della possibilità che a Gerusalemme, dopo l’apertura
alla Turchia, possano decidere di chiedere l’adesione alla
Ue…
«Nel momento in cui Israele dovesse avanzare una simile
richiesta non credo l’Europa potrà far finta di essere
sorda. Noi ci siamo, l’Europa c’è. Per Israele
e per i palestinesi. Ma prima tocca a loro...».