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Il Tempo - 27 gennaio 2006 - Depongano le armi se vogliono trattare


“Il Governo italiano riconosce l'Anp e il partito che i palestinesi hanno scelto per rappresentarli, ma non ha alcuna intenzione di trattare con organizzazioni paramilitari e terroristiche”. Il sottosegretario agli Esteri con delega per il Medio Oriente Alfredo Luigi Mantica chiarisce molto eloquentemente la posizione della Farnesina riguardo alla vittoria di Hamas alle elezioni: l'Italia continuerà ad avere rapporti con l'Autorità Nazionale Palestinese solo se il partito al governo deciderà di sciogliere, una volta per tutte, le proprie milizie.”

D. Onorevole Mantica, quali risvolti si apriranno dopo la vittoria di Hamas?

R. E' prematuro dirlo. Credo che però debbano essere fatte due considerazioni. In primo luogo, Hamas è conosciuta nel mondo come un'organizzazione terroristica e la vittoria alle elezioni apre scenari inquietanti. Secondo: l'Anp è l'autorità che deve rappresentare il popolo palestinese e non credo che il 60% dei palestinesi che ha votato per Hamas sia costituito interamente da terroristi. Quindi, Hamas, se vuole governare, deve impegnarsi a continuare il percorso politico e deve sciogliere le proprie milizie.”

D. Non crede che in questo modo i terroristi vadano a rimpolpare le altre organizzazioni paramilitari presenti sul territorio?

R. “E' un rischio che va scongiurato. La comunità internazionale vuole che l'Anp possieda un unico e solo esercito. Tutti gli altri gruppi terroristici vanno sciolti. Ma è difficile. Basti pensare che l'articolo 1 dello Statuto di Hamas predica la distruzione dello Stato di Israele…”

D. Come mai, secondo lei, il popolo palestinese ha operato una scelta così radicale, consentendo a Hamas di prendere le redini dell'Anp? Molti vedono in questo voto il fallimento di Abu Mazen.

R. “Delle due l'una: o non vogliono trattative preferendo la lotta armata, oppure sono stanche della corruzione che regna in Al Fatah e nell'Anp, che ha dilapidato ingenti aiuti economici. Servirà qualche tempo per fare considerazioni più specifiche. Si vanno aprendo scenari nuovi.”

D. Il nostro Paese come si colloca in questo senso? Non è un mistero il collateralismo tra il governo e il terrorismo palestinese durante gli Anni di piombo. L'esempio della strage alla stazione di Bologna è eloquente.

R. Negli anni Settanta e Ottanta c'era un accordo tra l'Italia e l'Opl, che prima di deporre le armi e accreditarsi come controparte politica era un'organizzazione terroristica. Loro si erano impegnati a non colpirci, noi a fornire appoggi e basi logistiche con la garanzia di non sottoporli a eccessivi controlli. Il mondo politico accordava un certo consenso alla lotta palestinese. Oggi tutto è cambiato.”

D. Cioè?

R. “La lotta al terrorismo è la priorità di ogni governo e di tutte le parti politiche. Non è ipotizzabile uno scenario simile a quello degli Anni di piombo. Anche se…”

D. Anche se?

R. “L'estrema sinistra italiana, pur condannando gli attentati terroristici, tende a essere molto comprensiva con l'ideologia che motiva quei gesti.”

D. Come si porrà ora la Farnesina nei confronti dell'Anp? Il vertice Internazionale di Erice rischia di saltare.

R. “E' azzardato parlare oggi di vertici e di trattati di pace. L'Anp viene riconosciuta dall'Italia, come dalla comunità internazionale, come una forma di Stato, un'autorità con cui si può trattare ed eletta legittimamente dal popolo palestinese. A patto, però, che chi la governa deponga le armi e sciolga le milizie. Siamo disposti ad andare avanti con la Road Map, ma a certe condizioni. Inoltre, il voto palestinese influenzerà anche il voto israeliano di marzo.”

 

 


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