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L'Opinione 17 marzo 2004 - Rocco Cangelosi story

 

di Fiorenzo Grollino

Il grande pubblico dell'Europa si chiede: chi è Rocco Cangelosi, siciliano di Palermo, europeo di adozione, nuovo Rappresentante Permanente d'Italia presso l'Unione Europea?
Un ambasciatore di rango, che ha dedicato la sua vita all'Europa con passione e intelligenza, senza soluzione di continuità, dal Collegio europeo di Bruges ai tanti incarichi ricoperti all'insegna di un'Unione sempre più integrata, fino all'alto incarico attuale.
Dopo Umberto Vattani, che ha guidato la nostra Rappresentanza a Bruxelles con grande capacità negoziale nel semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea, un altro diplomatico di razza, che non farà rimpiangere il suo predecessore, è andato a ricoprire il più alto incarico di "segretario generale" della Farnesina.
Per i tempi che l'Unione attraversa e per i dossier in trattazione, la scelta di Cangelosi sembra quella giusta e risponde alle attese della stessa Rappresentanza permanente. L'allargamento dell'Unione, ormai prossimo ed i conseguenti riflessi sulle politiche regionali e di coesione economica, il negoziato sui trattati costituzionali ed il ruolo che compete al rappresentante permanente del governo sono stati i temi attorno ai quali è ruotata la nostra conversazione in un'uggiosa giornata belga. Temi che avevo anticipato a Giorgio Marrapodi, capo dell'ufficio stampa della rappresentanza, mentre attendevo di essere ricevuto dall'ambasciatore Cangelosi. La mia attesa non è andata delusa, rispetto a quanto aveva scritto sull'Europa in diverse occasioni, perché l'ambasciatore, mano a mano che si addentrava nel discorso, in modo rigoroso e puntuale, si appassionava sempre più, fino a far emergere il grande europeista, erede della tradizione federalista italiana. La figura del diplomatico si delineava in modo compiuto ed appassionato, lo stesso che si scopre nelle sue tante pubblicazioni di respiro europeo, che vanno da "L'Italia nello Sme" del 1980 e "Dal progetto di trattato Spinelli dell'Atto Unico Europeo", fino a "Il Trattato di Maastricht e le prospettive dell'Unione Europea"; senza tralasciare gli ulteriori fondamentali passaggi della costruzione europea, che si rinvengono in "The Maastricht negotiating process: projecting Italian interests community" del 1992, in "Dalle Comunità all'Unione" del 1996, e nella pubblicazione che conclude questo secondo ciclo: "Verso la Costituzione europea: da Amsterdam a Laaken". Il terzo ciclo si aprirà con un libro di prossima pubblicazione sull'esperienza di Rocco Cangelosi nella lunga trattativa nell'ambito della Conferenza intergovernativa, sui testi predisposti della Convenzione europea per la costituzione della nuova Europa. Si tratta di scritti che scandiscono le tappe essenziali della costruzione europea, che Cangelosi vive nell'espletamento dei suoi incarichi. Libri in cui è racchiuso il suo impegno, in un'intensa e multiforme attività diplomatica che conduce alla nuova Europa.

Dalla nostra conversazione emerge subito che l'ambasciatore è ben conscio del proprio ruolo di "fedele interprete della politica governativa", ma anche della sua "funzione di raccordo fra gli interessi nazionali e quelli degli Stati membri, per trovare il consenso necessario per portare avanti la linea di politica governativa nel contesto comunitario". Un ruolo, questo, che definisce "interattivo", perché mira ad arricchire di contenuti la linea di politica comunitaria del governo, alla cui elaborazione contribuisce in modo significativo lo stesso rappresentante permanente. Quest'azione è tanto più necessaria oggi, con la presidenza di turno irlandese, che deve operare sui dossier che la presidenza italiana ha impostato e, per brevità di tempo e divergenze di alcuni Stati membri, non ha potuto definire, pur essendo stato, quello italiano, "un semestre di grandi successi sotto la guida dell'ambasciatore Vattani".
L'ambasciatore si riferisce ai trattati costituzionali, per i quali, nonostante le dichiarazioni di disponibilità di ieri e di oggi, non sono state ancora superate quelle che definisce "reticenze" di qualche influente Stato membro. Pur tuttavia, sottolinea con forza, non bisogna allentare l'interesse per impedire che un problema di vitale importanza per l'esistenza della stessa Europa, con l'allargamento alle porte, passi in seconda linea. A proposito dell'allargamento ai paesi dell'Europa Centro-orientale, oltre a Cipro e Malta, Cangelosi mette in grande evidenza "la necessità storica e culturale" di questa svolta epocale per la vecchia Europa da integrare, dopo la caduta del muro di Berlino.
L'allargamento è un'operazione che ha un costo in termini di risorse finanziarie, ma che costituisce anche una "opportunità economica" da non sottovalutare sia per quanto riguarda gli investimenti in infrastrutture e servizi, sia per quanto riguarda la nuova dimensione del mercato interno, come Cangelosi tiene a precisare.
Quanto al problema più importante e diretto per i vecchi paesi dell'Ue, costituito dalla nuova ripartizione dei fondi strutturali per il prossimo settennio 2007-2013, ha chiara la visione del problema con riferimento alla necessità dei nuovi paesi ed a quelle delle regioni che usciranno dall'Obiettivo 1, e che pur tuttavia necessitano di essere ancora sostenute da tutti gli Stati membri, per rendere l'uscita meno traumatica possibile, cercando con saggezza e duttilità i necessari punti di equilibrio con l'impiego del metodo intergovernativo, di cui è convinto assertore. E' evidente che l'Europa attraversa un momento di mutamenti epocali, essendo alla vigilia di un processo che comporta profondi cambiamenti. La storia passata e recente insegna che questi processi, per avere successo, debbono essere guidati da uomini duttili e preparati, che sappiano profondere impegno e passione. Uno di questi è l'ambasciatore Rocco Cangelosi.

 

 


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