di Fiorenzo Grollino
Il grande pubblico dell'Europa si chiede: chi è Rocco
Cangelosi, siciliano di Palermo, europeo di adozione, nuovo Rappresentante
Permanente d'Italia presso l'Unione Europea?
Un ambasciatore di rango, che ha dedicato la sua vita all'Europa
con passione e intelligenza, senza soluzione di continuità,
dal Collegio europeo di Bruges ai tanti incarichi ricoperti all'insegna
di un'Unione sempre più integrata, fino all'alto incarico
attuale.
Dopo Umberto Vattani, che ha guidato la nostra Rappresentanza
a Bruxelles con grande capacità negoziale nel semestre
di presidenza italiana dell'Unione Europea, un altro diplomatico
di razza, che non farà rimpiangere il suo predecessore,
è andato a ricoprire il più alto incarico di "segretario
generale" della Farnesina.
Per i tempi che l'Unione attraversa e per i dossier in trattazione,
la scelta di Cangelosi sembra quella giusta e risponde alle attese
della stessa Rappresentanza permanente. L'allargamento dell'Unione,
ormai prossimo ed i conseguenti riflessi sulle politiche regionali
e di coesione economica, il negoziato sui trattati costituzionali
ed il ruolo che compete al rappresentante permanente del governo
sono stati i temi attorno ai quali è ruotata la nostra
conversazione in un'uggiosa giornata belga. Temi che avevo anticipato
a Giorgio Marrapodi, capo dell'ufficio stampa della rappresentanza,
mentre attendevo di essere ricevuto dall'ambasciatore Cangelosi.
La mia attesa non è andata delusa, rispetto a quanto aveva
scritto sull'Europa in diverse occasioni, perché l'ambasciatore,
mano a mano che si addentrava nel discorso, in modo rigoroso e
puntuale, si appassionava sempre più, fino a far emergere
il grande europeista, erede della tradizione federalista italiana.
La figura del diplomatico si delineava in modo compiuto ed appassionato,
lo stesso che si scopre nelle sue tante pubblicazioni di respiro
europeo, che vanno da "L'Italia nello Sme" del 1980
e "Dal progetto di trattato Spinelli dell'Atto Unico Europeo",
fino a "Il Trattato di Maastricht e le prospettive dell'Unione
Europea"; senza tralasciare gli ulteriori fondamentali passaggi
della costruzione europea, che si rinvengono in "The Maastricht
negotiating process: projecting Italian interests community"
del 1992, in "Dalle Comunità all'Unione" del
1996, e nella pubblicazione che conclude questo secondo ciclo:
"Verso la Costituzione europea: da Amsterdam a Laaken".
Il terzo ciclo si aprirà con un libro di prossima pubblicazione
sull'esperienza di Rocco Cangelosi nella lunga trattativa nell'ambito
della Conferenza intergovernativa, sui testi predisposti della
Convenzione europea per la costituzione della nuova Europa. Si
tratta di scritti che scandiscono le tappe essenziali della costruzione
europea, che Cangelosi vive nell'espletamento dei suoi incarichi.
Libri in cui è racchiuso il suo impegno, in un'intensa
e multiforme attività diplomatica che conduce alla nuova
Europa.
Dalla nostra conversazione emerge subito che l'ambasciatore è
ben conscio del proprio ruolo di "fedele interprete della
politica governativa", ma anche della sua "funzione
di raccordo fra gli interessi nazionali e quelli degli Stati membri,
per trovare il consenso necessario per portare avanti la linea
di politica governativa nel contesto comunitario". Un ruolo,
questo, che definisce "interattivo", perché mira
ad arricchire di contenuti la linea di politica comunitaria del
governo, alla cui elaborazione contribuisce in modo significativo
lo stesso rappresentante permanente. Quest'azione è tanto
più necessaria oggi, con la presidenza di turno irlandese,
che deve operare sui dossier che la presidenza italiana ha impostato
e, per brevità di tempo e divergenze di alcuni Stati membri,
non ha potuto definire, pur essendo stato, quello italiano, "un
semestre di grandi successi sotto la guida dell'ambasciatore Vattani".
L'ambasciatore si riferisce ai trattati costituzionali, per i
quali, nonostante le dichiarazioni di disponibilità di
ieri e di oggi, non sono state ancora superate quelle che definisce
"reticenze" di qualche influente Stato membro. Pur tuttavia,
sottolinea con forza, non bisogna allentare l'interesse per impedire
che un problema di vitale importanza per l'esistenza della stessa
Europa, con l'allargamento alle porte, passi in seconda linea.
A proposito dell'allargamento ai paesi dell'Europa Centro-orientale,
oltre a Cipro e Malta, Cangelosi mette in grande evidenza "la
necessità storica e culturale" di questa svolta epocale
per la vecchia Europa da integrare, dopo la caduta del muro di
Berlino.
L'allargamento è un'operazione che ha un costo in termini
di risorse finanziarie, ma che costituisce anche una "opportunità
economica" da non sottovalutare sia per quanto riguarda gli
investimenti in infrastrutture e servizi, sia per quanto riguarda
la nuova dimensione del mercato interno, come Cangelosi tiene
a precisare.
Quanto al problema più importante e diretto per i vecchi
paesi dell'Ue, costituito dalla nuova ripartizione dei fondi strutturali
per il prossimo settennio 2007-2013, ha chiara la visione del
problema con riferimento alla necessità dei nuovi paesi
ed a quelle delle regioni che usciranno dall'Obiettivo 1, e che
pur tuttavia necessitano di essere ancora sostenute da tutti gli
Stati membri, per rendere l'uscita meno traumatica possibile,
cercando con saggezza e duttilità i necessari punti di
equilibrio con l'impiego del metodo intergovernativo, di cui è
convinto assertore. E' evidente che l'Europa attraversa un momento
di mutamenti epocali, essendo alla vigilia di un processo che
comporta profondi cambiamenti. La storia passata e recente insegna
che questi processi, per avere successo, debbono essere guidati
da uomini duttili e preparati, che sappiano profondere impegno
e passione. Uno di questi è l'ambasciatore Rocco Cangelosi.