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26 August 2006
La Repubblica - La mossa del Professore che ha stanato Chirac - from Andrea Bonanni

 

La mossa del Professore che ha stanato Chirac

andrea bonanni

E Romano spiazzò Jacques "Pronti a prendere il comando"

Così è nato il compromesso che ha sbloccato la missione
La defezione francese avrebbe significato la fine della risoluzione e delle speranze di pace
Una guida italiana avrebbe esposto al mondo l´incongruenza di Parigi

È stata una delle più avvincenti partite a poker che la diplomazia europea abbia giocato negli ultimi anni. Romano Prodi e Massimo D´Alema l´hanno vinta, ed ora possono portare a casa il doppio risultato che si erano prefissi fin dall´inizio: restituire un ruolo politico all´Europa sullo scacchiere mediterraneo-mediorientale, e riportare l´Italia al rango di potenza regionale dopo che per cinque anni era stata ridotta ad una condizione gregaria e insignificante dalla "politica delle barzellette" di Silvio Berlusconi. Ma non è stato facile. E, come per tutte le partite a poker, Prodi e D´Alema hanno dovuto correre più di un rischio.Il più grave, quello che ha fatto scorrere un brivido lungo la schiena di diplomatici e militari, è stato quando la Francia, dopo essersi impegnata in prima fila per far approvare la risoluzione Onu che istituiva la nuova forza di interposizione per il Libano, si è tirata indietro e non intendeva impegnare sul terreno più di qualche centinaio di uomini.
Dopo il disimpegno operativo di Gran Bretagna e Germania, una defezione francese avrebbe potuto significare la fine della risoluzione Onu e delle speranze di pace sulla frontiera israelo-libanese, nonché una cocente disfatta per l´Europa e per le sue capacità di proiezione politica. E, del resto, andare in Libano senza i soldati francesi e con una scarsissima partecipazione degli altri europei, avrebbe esposto gli italiani ad un rischio politico e militare altissimo: essere i capofila di una missione ripudiata dai Grandi ancor prima di nascere significava con ogni probabilità infilarsi in un vicolo cieco dal quale rischiavamo di uscire con le ossa rotte.
È stato a questo punto che Romano Prodi ha dovuto giocarsi il tutto per tutto. Domenica 20 agosto il presidente del Consiglio ha chiamato Chirac al telefono per cercare di capire le ragioni dell´improvviso dietrofront francese. I due si conoscono bene, si sono simpatici e sanno come parlarsi. Ma questo non impediva a Prodi di essere preoccupato e anche profondamente deluso: la missione Onu, che lui per primo aveva lanciato dopo un incontro con Blair e Kofi Annan al vertice G8 di San Pietroburgo, rischiava di trasformarsi nell´ennesima occasione perduta.
«Romano, abbiamo problemi. I nostri militari ritengono l´operazione troppo rischiosa. Non siamo in grado di impegnarci a fondo e non possiamo assumere il comando della forza multinazionale», spiegò il presidente francese.
Aggiungendo un siluro finale destinato a mettere l´italiano con le spalle al muro: «Se davvero volete andare, prendete voi il comando». Prodi fece un rapido calcolo mentale dei rischi e delle opportunità. Poi rispose: «Va bene. Noi non chiediamo il comando. Ma se è necessario, per coerenza, siamo disposti ad assumerlo». Dall´altra parte della linea telefonica seguì un lungo silenzio. Probabilmente non era questa la reazione che Chirac si attendeva.
L´invio di una forza sotto comando italiano per ottemperare ad una risoluzione dell´Onu presentata e voluta fortissimamente dai francesi, e senza la partecipazione di nessuno dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, avrebbe esposto agli occhi del mondo l´incongruenza di Parigi e ridicolizzato l´Europa. «Fammi un favore - rispose alla fine il presidente francese - dammi due giorni di tempo prima di rendere pubblica la notizia». E Prodi: «Volentieri, anche perché io voglio che ci andiamo insieme. Spero che siate ancora in grado di cambiare idea».
Poche ore dopo, l´ipotesi di una missione sotto comando italiano viene resa pubblica dalle dichiarazioni entusiastiche del primo ministro israeliano Olmert. Dopo aver ottenuto il sostegno di Annan e degli Stati Uniti, l´idea diventa sempre più credibile. E comincia a pesare nel dibattito interno francese. Martedì Chirac richiama Prodi con toni molto più possibilisti. Tra Roma e Parigi cominciano le consultazioni per trovare una soluzione comune che prende la forma della staffetta al comando sul terreno e nella "cellula strategica" che coordinerà l´operazione dal Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite. Giovedì sera il presidente francese annuncia l´invio di un contingente di duemila uomini e si dichiara «disponibile ad assumerne il comando». Spagna e Belgio aumentano considerevolmente il loro contributo. Ieri, infine, i Venticinque consacrano l´impegno europeo: tutti i Paesi dell´Unione si dicono disposti a partecipare in qualche modo alla missione.
Per Romano Prodi, ringraziato pubblicamente da Kofi Annan «per la sua leadership», non poteva esserci soluzione migliore. Già in luglio al G8 di San Pietroburgo, nell´annunciare per primo la decisione italiana di partecipare alla forza Onu, il presidente del Consiglio aveva lanciato un appello ai partner «perché l´Europa non può perdere questa occasione e deve dimostrarsi all´altezza delle sue responsabilità». Alla fine, sia pure con un bluff da pokerista incallito quale non è, il Professore ha vinto la sua scommessa.

 

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