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26 June 2007
Corriere della Sera - La Merkel dei miracoli: Summit di Bruxelles e blitz sulla concorrenza - by Mario Monti

 

Summit di Bruxelles e blitz sulla concorrenza
La Merkel dei miracoli

di
Mario Monti

Due anni fa, dopo il «no» di Francia e Olanda al Trattato Costituzionale del 2004, il cammino dell'Europa sembrava interrotto. I sostenitori dell'integrazione entrarono in una fase non solo di doveroso ripensamento, ma di cupa autoflagellazione. I critici dell'integrazione si sentirono vendicati: sottoposta al vaglio dei cittadini, quella costruzione europea che essi non amavano veniva sonoramente respinta.
Ancora un mese fa, il compito della presidenza tedesca appariva una quadratura del cerchio: mettere d'accordo 27 governi rappresentanti 18 Stati membri che avevano ratificato il Trattato Costituzionale; due Stati i cui cittadini l'avevano rigettato per via referendaria, senza che gli stessi governi potessero sapere bene perché; e 7 Stati che, nascondendosi dietro i due «no», avevano preferito non completare il processo di ratifica. Sarebbe già stato un risultato apprezzabile mettere d'accordo tutti gli Stati sul metodo da seguire per cercare di raggiungere un accordo sul merito.
Il cancelliere Angela Merkel è andata oltre. Con determinazione prussiana e pazienza femminile, è riuscita a far accettare ai suoi improbabili 26 compagni sia il metodo, cioè percorso e tempi della Conferenza intergovernativa che redigerà il nuovo testo; sia il merito, cioè il mandato di negoziazione, dettagliato, al quale la Conferenza dovrà attenersi.
Rispetto all'alto profilo del Trattato Costituzionale, questo sarà certo un risultato più modesto. Ma rispetto al cupio dissolvi in cui sembrava precipitata l'Unione Europea, che si sarebbe ulteriormente aggravato se i 27 fossero ripartiti da Bruxelles senza un accordo, si può ben dire che questo minitrattato rappresenta un maxiprogresso.
E non si deve pensare che il processo innovativo e democratico con il quale la Convenzione del 2002-03 predispose il Trattato Costituzionale sia ora ridotto in cenere. No, il trattato che risulterà dall'accordo di venerdì verrà sì partorito da una Conferenza intergovernativa, secondo le classiche procedure della diplomazia. Ma i suoi contenuti, indicati dal mandato di negoziazione, saranno in gran parte quelli concepiti dalla Convenzione e venuti alla luce nel testo del Trattato Costituzionale.
Come è noto, su richiesta del presidente francese Nicolas Sarkozy, si è convenuto di eliminare il riferimento alla «concorrenza libera e non distorta» tra gli obiettivi dell'Unione Europea. Sul tema, che meriterà un'analisi più ampia, mi limito a una sola considerazione, legata appunto alla precedente fase «costituzionale».
Sorprende che ci sia stata sorpresa, di fronte alla domanda francese. Già negli anni della Convenzione, la politica della concorrenza venne spesso attaccata. In prima linea erano la Francia di Jacques Chirac e la Germania di Gerhard Schröder. Vi furono momenti di vivace insofferenza, soprattutto in materia di controllo sugli aiuti di Stato. I primi testi presentati alla Convenzione chiedevano l'attenuazione delle competenze comunitarie sulla concorrenza. Fu necessario un lavoro pressante di pedagogia politica, prima all'interno della Commissione Prodi per acquisirne il consenso, poi presso i membri della Convenzione a cominciare dal suo president e Valéry Giscard d'Estaing, il Parlamento europeo e i suoi diversi gruppi politici, i governi degli Stati membri, anche mobilitando le forze organizzate dell'economia europea in favore del mercato unico e della concorrenza. Fu di grande aiuto l'appoggio del vicepresidente della Convenzione, Giuliano Amato.
Dopo dibattiti non facili, il ruolo della politica di concorrenza e i poteri della Commissione vennero pienamente salvaguardati. Ottenemmo anche quel riferimento alla «concorrenza libera e non distorta» tra gli obiettivi. Ci venne obiettato che le costituzioni nazionali normalmente non menzionano la concorrenza. Ma alla fine venne accolta questa tesi: per l'Unione Europea — che non è uno Stato ma un processo di integrazione — l'assicurare un mercato unico in condizioni di concorrenza, cioè il cuore dell'integrazione, non può non essere uno degli obiettivi fondamentali.
Nel nuovo Trattato, la portata giuridica delle disposizioni sulla concorrenza dovrebbe essere comunque assicurata (anche grazie a un «protocollo » che è stato possibile ottenere in extremis attirando l'attenzione del governo inglese sulla «sorpresa », che persino a Londra era sfuggita!). Ma sul piano della forza politica, necessaria alla Commissione per prendere decisioni a volte molto sgradite a grandi Stati membri, il blitz di venerdì non aiuterà. Sarà ancor più necessario di prima che la Commissione, così come le Autorità nazionali della concorrenza, spieghino bene all'opinione pubblica perché agiscono e perché le loro azioni giovano ai consumatori e alla crescita economica.

 

 

 

 

 

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