KOSOVO: D'ALEMA; MERCOLEDI' ALLA CAMERA, POI SI' ITALIA/ANSA
DA UE SCELTA CORAGGIOSA, KOSOVO NON SARA' UN'ALTRA STELLA USA
(dell'inviato Fabrizio Finzi) (ANSA) - BRUXELLES, 18 FEB - L'Italia riconoscerà l'indipendenza del Kosovo entro questa settimana. Ma non subito, preferendo aspettare un ulteriore passaggio parlamentare - mercoledì prossimo in aula alla Camera - anche se la materia è "di competenza del Governo". Il nodo è stato formalmente sciolto questa sera a Bruxelles da Massimo D'Alema che ha confermato la scelta del Governo Prodi di dare finalmente il tormentato "via libera" alla sovranità di Pristina con una formula concordata con gli altri principali Paesi europei. Un riconoscimento che avverrà, ha voluto sottolineare D'Alema, "nella forma particolare di una sovranità sotto supervisione internazionale". La scelta del riconoscimento è stata difficile, ha riconosciuto il ministro degli Esteri, e arrivata al termine di una faticosa riunione dei capi delle diplomazie europee che ha partorito un documento "libera tutti" che salva l'unità dell'Europa attraverso la conferma piena dell'impegno dei 27 nei Balcani e lascia libertà di scelta alle varie cancellerie. Troppi erano i distinguo, le obiezioni e le "preoccupazioni di principio", per usare le parole di D'Alema, per sperare di ottenere di più. Sull'argomento, dall'Italia sono giunte le prese di posizione discordanti di Gianfranco Fini ("ho parlato con D'Alema qualche giorno fa, perché i governi cambiano, la Repubblica resta. E' interesse italiano che il Kosovo sia indipendente, con tutti i problemi che ci sono") e della sinistra (prima di assumere qualsiasi decisione che impegni l'Italia, è urgente che il governo porti la questione in Parlamento). Comunque, se la forma è salva, il futuro è carico di incognite. Come dimostra l'attenzione di tutti i leader nel calibrare le parole, nel cercare di calmare la Serbia ricordandole che il Kosovo è da anni di fatto "un protettorato internazionale" e che per anni lo rimarrà. O di blandire Belgrado, assicurando che il futuro della Serbia non è certamente "nella federazione russa", così come - ha efficacemente detto D'Alema - la "stella del Kosovo non brillerà mai nella bandiera americana". Troppo lontani gli americani dai tormentati Balcani: tocca all'Europa questa volta agire sul terreno e mostrarsi adulta politicamente. "Noi le nostre responsabilità ce le siamo prese totalmente con una scelta coraggiosa che dimostra l'unità dell'Unione europea", ha sintetizzato il titolare della Farnesina. Una "scelta coraggiosa" anche contro gli interrogativi di politica internazionale sul ruolo delle Nazioni Unite impossibilitate ad accogliere la piccola entità kosovara nel Palazzo di vetro per il veto della Russia. Ma una scelta coraggiosa anche per il Governo che, dimissionario, si è assunto oneri ed onori di dire sì: l'Italia riconoscerà Pristina, presto e pienamente. Nonostante "i sentimenti di profonda e consolidata amicizia" con la Serbia. Nonostante gli aperti dissensi della sinistra estrema con la quale ha governato per quasi due anni; nonostante le obiezioni della Lega Nord che corre insieme di nuovo insieme al centrodestra. Quando in conferenza stampa le domande hanno virato dalla stretta politica internazionale alle cose di casa nostra, D'Alema ha lasciato da parte la vellutata diplomazia "bruxellese": "nessuno vuole schivare il Parlamento", ha premesso D'Alema. "Faremo quello che deve essere fatto" e torneremo in Parlamento per una ulteriore discussione anche se quella del riconoscimento di un nuovo Stato è "materia del Governo" e non delle Camere, puntualizza. Quindi, con ironia: "molti di quelli che oggi protestano non si sono accorti che lo scorso 13 febbraio proprio alla Camera avevo annunciato che l'Italia avrebbe riconosciuto il Kosovo. Dovrebbero almeno leggere l'ordine del giorno; glielo porterò perché molti di quelli che protestano alla Camera non ci sono venuti, mentre il Governo c'era". Il vicepremier non ha avuto dubbi neanche quando gli è stato chiesto se un Governo dimissionario abbia il potere di affrontare una materia così delicata come quella dell'indipendenza del Kosovo. Secca la replica di D'Alema: "noi siamo tenuti a dirigere gli affari correnti e non è colpa mia se oggi c'era da affrontare un problema che non risponde ai tempi delle elezioni italiane". Questo Governo, ha spiegato ancora, si è "preso le sue responsabilità" ed "io ero autorizzato dal Consiglio dei Ministri, con l'eccezione del ministro Ferrero, naturalmente dopo aver registrato la convergenza maggioritaria del Parlamento" all'opzione di riconoscere il Governo di Pristina. (ANSA).