UE: SENTINELLI, NUOVO ACCORDO CON ACP ANCORA IN ALTO MARE NULLA DI FATTO PER EPA, NUOVO ROUND IL 10 DICEMBRE
BRUXELLES, 20 NOV - E' "ancora molto in alto mare" il nuovo accordo di partnership economica (Epa) tra l'Unione europea e i paesi dell'Acp (America, Caraibi, Pacifico) che dovrà sostituire quello "preferenziale" attualmente in vigore, che scadrà il prossimo 31 dicembre. "Meno della metà dei paesi Acp sono disposti a firmare il nuovo accordo", ha riferito la vice ministra allo sviluppo Patrizia Sentinelli, al termine del Consiglio Esteri a Bruxelles. "Mentre tra i paesi europei, Italia inclusa, cresce la preoccupazione sul fatto che il nuovo accordo possa rappresentare un peggioramento anziché un miglioramento nelle condizioni di vita dei paesi Acp". I ministri dello sviluppo hanno deciso di rinviare il punto alla prossima riunione del Consiglio, prevista il 10 dicembre ed hanno accolto l'approccio in due fasi previsto dalla Commissione Ue che prevede garanzie (allungamento del periodo di transizione e della lista dei prodotti esclusi dal nuovo regime) per i paesi che decidono di non firmare. Secondo il commissario Ue al commercio estero Peter Mandelson dopo una settimane di intensi negoziati con i paesi Acp è emerso chiaramente che c'é un cambio di attitudine da parte loro, "con un chiaro riconoscimento che un accordo è necessario questo anno e che la Commissione ha agito finora per venire incontro alle richieste degli ACP". Per ora, la scadenza del 31 dicembre come limite per il raggiungimento di un accordo è confermata, ma restano le incertezze per quei paesi che non accetteranno di firmare il nuovo regime commerciale, basato sulla liberalizzazione delle tariffe. Il sistema attuale di tariffe preferenziali non sarà più accettato dal Wto a partire dal primo gennaio prossimo. Per alcuni dei paesi che non firmeranno il nuovo accordo, potrebbe valere la cornice "everythings but arms" (tutto fuorché le armi) già sperimentata, mentre per altri si aprirebbe un limbo commerciale che andrebbe comunque chiarito. La quasi totalità dei paesi dei Caraibi sarebbe pronta a firmare il nuovo accordo, così come quelli del Pacifico. I problemi arrivano dall'Africa, in particolare da Ghana, Camerun, Nigeria e Sud Africa. Al contrario, Kenya, Uganda, Tanzania, Rwanda e Burundi considerano in modo positivo il nuovo accordo. (ANSA).