(EU) UE/FUTURO DELL'EUROPA/ITALIA: combinare approfondimento
e ampliamento, con due “punti di arrivo”, “Trattato
fondamentale e confini esterni”, afferma Massimo D'Alema
Bruxelles, 17/11/2006 (Agence Europe) - In un discorso su “La
seconda occasione dell'Europa” pronunciato il 25 ottobre
all'Istituto universitario europeo di Firenze, il ministro degli
esteri italiano, Massimo D'Alema, ha affermato che, per cogliere
questa seconda occasione dopo la crisi costituzionale, l'Europa
deve rispettare “la vecchia regola aurea (...): approfondimento
e allargamento devono combinarsi”, precisando che sarebbe
un errore trarre dalla crisi costituzionale la conclusione che
bisogna bloccare ogni nuovo ampliamento; al contrario, “i
vantaggi strategici dei nuovi allargamenti costituiscono una
motivazione ulteriore per rompere lo stallo costituzionale”.
In questi due settori, l'Europa ha bisogno di “punti di
arrivo, perlomeno in una fase transitoria”, ha detto D'Alema,
aggiungendo: “Un Trattato fondamentale e confini esterni
darebbero chiarezza e certezza alla struttura generale dell'Europa
allargata; lasciando ulteriori progressi ad un aumento della
flessibilità, a forme di cooperazione rafforzata, all'interno,
a forme di partnership rafforzata, all'esterno”. Per D'Alema,
quindi, l'essenza del trattato costituzionale firmato a Roma
nel 2004 deve essere mantenuta, perché “non possiamo
pretendere consenso su un attore politico di cui restino incerte
le regole di funzionamento interno”. In questo contesto,
l'Italia non si opporrebbe a variazioni terminologiche (vuole
un “Trattato fondamentale dell'Unione europea”,
che si chiami Costituzione o meno), ma insiste: non si potrà
partire dal testo di Nizza, per proporre semplici revisioni.
“Ci dovranno essere aggiustamenti: potranno persino esserci
delle cose in più”, come un Protocollo sociale,
ha concesso D'Alema, confessando: “Non mi piace l'espressione
'minitrattato' che rimandi a dopo scelte impegnative. (...)
Parlerei piuttosto di 'Core Treaty'” - che, come riforme
indispensabili, comprenda la creazione di un ministro degli
affari esteri e di una carica di presidente stabile del Consiglio
europeo, l'estensione del voto a maggioranza qualificata sulla
base del principio della doppia maggioranza Stati membri-popolazione,
l'introduzione di meccanismi di democrazia diretta e di un più
chiaro sistema di ripartizione delle competenze e una Carta
dei diritti con valore giuridico vincolante (“forse l'innovazione
più carica di significato e fascino”).
Quanto ai confini dell'Europa, D'Alema ha sottolineato che il
processo di allargamento non è ancora completato e che
lo sarà soltanto quando l'UE comprenderà i Balcani
occidentali e “in uno scenario temporale successivo, più
lungo, la Turchia”. Se la chiarezza del processo europeo
“implica confini esterni certi, realizzarlo comporta una
condizione ulteriore: una maggiore flessibilità interna
all'Unione”. Così, con l'ampliamento dell'UE, “è
pensabile che la politica estera comune possa strutturarsi secondo
criteri di responsabilità geografica e la creazione di
'gruppi di contatto'”, ha ritenuto il ministro, precisando:
“Cooperazione rafforzata sì, quindi, in modo aperto
e inclusivo. Direttori no”.
Secondo D'Alema, l'Europa dei prossimi 50 anni “esisterà
se esisterà all'esterno”, se farà della
sicurezza internazionale la sua priorità. La crisi libanese
lo dimostra, perché la risposta europea a questa crisi
è stata “il primo segno di risveglio”, il
primo segnale del fatto che “all'Europa si presenta un'occasione
di ripartire”. (mg)