La sponda di Bruxelles
ANDREA BONANNI
la Commissione europea interviene a sostegno di Padoa-Schioppa
e del fronte riformista sollecitando un rapido varo della riforma
delle pensioni. Un passo, dice Joaquin Almunia responsabile
della politica economica dell´Ue, «difficile ma,
per l´Italia, necessario».
Dopo le incertezze seguite al vertice di Caserta, che ha visto
rafforzarsi le resistenze della sinistra radicale in seno alla
maggioranza, anche in Europa si diffonde il timore che la fase
delle riforme, giudicata un complemento essenziale alla Finanziaria
di risanamento varata dal governo, possa subire una battuta
di arresto.
Sarebbe assurdo e paradossale, si osserva a Bruxelles, se dopo
aver compiuto i sacrifici necessari a mettere in ordine i conti
pubblici l´Italia non fosse capace di cogliere i frutti
del lavoro fatto completando l´iter delle riforme che
la riporterebbero ad essere competitiva sul piano europeo. «In
Italia esiste purtroppo la tendenza a seguire un copione che
ricorda Il vecchio e il mare di Hemingway – commenta un
alto funzionario comunitario –. Una volta agganciato con
grande fatica il pesce grosso del risanamento, c´è
il rischio di vederselo mangiare fino alla lisca da pesci e
pescetti prima di riuscire a riportarlo a riva».
I timori della Commissione sono alimentati da un precedente.
Non sarebbe la prima volta, infatti, che il nostro Paese perde
il treno della ripresa dopo averne pagato il biglietto a caro
prezzo. Già al tempo dell´ingresso nell´euro,
il primo governo Prodi riuscì a risanare i conti tanto
da portare la lira nell´unione monetaria, ma non ebbe
il tempo né la possibilità di varare le riforme
di struttura che sono complementari al risanamento. E così,
grazie a quell´operazione lasciata a metà, l´Italia
imboccò la china di una progressiva perdita di competitività
risoltasi negli anni della stagnazione economica, dell´arretramento
e del deficit rampante che hanno accompagnato il governo Berlusconi.
Questa volta, però, Bruxelles sembra decisa a non permettere
che a Roma si sprechi un´altra occasione. E dunque Almunia
ha accolto con entusiasmo la velata richiesta di sostegno che
gli è venuta da un Padoa-Schioppa evidentemente preoccupato
che lo "spirito di Caserta" possa mettere le pastoie
all´azione del governo.
I timori del ministro dell´Economia, del resto, sono ampiamente
condivisi a Bruxelles. Dopo il risanamento del bilancio, le
pensioni figurano infatti in testa alle priorità che
l´Europa da tempo ci ha assegnato.
Basta andare a prendere il documento con cui il 12 dicembre
scorso la Commissione trasmetteva ai ministri economici europei
le sue valutazioni sul programma Italiano di riforme: «La
piena messa in opera della riforma delle pensioni è cruciale
per limitare nel lungo termine l´aumento della spesa pubblica
connesso all´invecchiamento della popolazione. Da questo
punto di vista il ripetuto posticipo della revisione dei coefficienti
pensionistici è motivo di preoccupazione». E più
avanti: «l´Italia dimostra un chiaro impegno al
risanamento dei conti sul lungo periodo, ma i rischi rimangono
significativi e la piena applicazione della finanziaria 2007
seguita da un ancor più rigoroso approccio al risanamento
negli anni immediatamente successivi sarà cruciale. Anche
la messa in opera della riforma delle pensioni e il rafforzamento
delle misure proposte per le pensioni e la sanità saranno
essenziali».
Sulle modalità con cui la riforma sarà applicata,
da Bruxelles giungono invece segnali di disponibilità.
Lo "scalone" previsto dalla riforma Maroni è
giudicato certamente efficace dal punto di vista del contenimento
della spesa pubblica. Ma potrebbe anche essere sostituito da
"scalini" più progressivi e più equi,
purché il saldo finale dell´operazione rimanga
invariato in termini di mancato aggravio per le casse dello
stato.
Nei momenti critici, insomma, l´Europa torna a svolgere
quel ruolo di "vincolo esterno" che già ci
ha consentito in passato di agganciare il treno della moneta
unica ma che, allora, non riuscì a imporci con sufficiente
determinazione la via delle riforme strutturali. Oggi la posta
in gioco è forse meno visibile, ma probabilmente anche
più importante: restituire al Paese quella competitività
perduta negli anni del governo di centro-destra, senza la quale
il risanamento non può durare e l´Italia è
destinata a restare la zavorra dell´Unione europea: una
carcassa che le economie più competitive non tarderebbero
a spolpare.
Ma l´azione di Almunia non sarà solo repressiva.
Proprio mentre l´agenzia di rating Fitch si prepara a
rivedere al rialzo le quotazioni dell´Italia dopo averle
abbassate solo qualche mese fa, anche dalla Commissione dovrebbe
arrivare un primo riconoscimento importante per gli sforzi compiuti.
Tra dieci giorni Bruxelles renderà noto il proprio giudizio
sul nuovo programma di stabilità italiano seguito al
varo della finanziaria. E, secondo le indiscrezioni, sarà
un voto ampiamente positivo in cui si riconosce che per la prima
volta i rischi per il Paese sono diminuiti. A condizione, ovviamente,
di riuscire la varare l´annunciata riforma delle pensioni
e della Pubblica Amministrazione. La via di uscita dal purgatorio
della procedura di infrazione per debito eccessivo, dopo che
Francia e Germania ne sono già fuori, sembra finalmente
un po´ meno in salita anche per noi.