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16 January 2007
La Repubblica - La Sponda di Bruxelles - from Andrea Bonanni


La sponda di Bruxelles

ANDREA BONANNI

la Commissione europea interviene a sostegno di Padoa-Schioppa e del fronte riformista sollecitando un rapido varo della riforma delle pensioni. Un passo, dice Joaquin Almunia responsabile della politica economica dell´Ue, «difficile ma, per l´Italia, necessario».
Dopo le incertezze seguite al vertice di Caserta, che ha visto rafforzarsi le resistenze della sinistra radicale in seno alla maggioranza, anche in Europa si diffonde il timore che la fase delle riforme, giudicata un complemento essenziale alla Finanziaria di risanamento varata dal governo, possa subire una battuta di arresto.
Sarebbe assurdo e paradossale, si osserva a Bruxelles, se dopo aver compiuto i sacrifici necessari a mettere in ordine i conti pubblici l´Italia non fosse capace di cogliere i frutti del lavoro fatto completando l´iter delle riforme che la riporterebbero ad essere competitiva sul piano europeo. «In Italia esiste purtroppo la tendenza a seguire un copione che ricorda Il vecchio e il mare di Hemingway – commenta un alto funzionario comunitario –. Una volta agganciato con grande fatica il pesce grosso del risanamento, c´è il rischio di vederselo mangiare fino alla lisca da pesci e pescetti prima di riuscire a riportarlo a riva».
I timori della Commissione sono alimentati da un precedente. Non sarebbe la prima volta, infatti, che il nostro Paese perde il treno della ripresa dopo averne pagato il biglietto a caro prezzo. Già al tempo dell´ingresso nell´euro, il primo governo Prodi riuscì a risanare i conti tanto da portare la lira nell´unione monetaria, ma non ebbe il tempo né la possibilità di varare le riforme di struttura che sono complementari al risanamento. E così, grazie a quell´operazione lasciata a metà, l´Italia imboccò la china di una progressiva perdita di competitività risoltasi negli anni della stagnazione economica, dell´arretramento e del deficit rampante che hanno accompagnato il governo Berlusconi.
Questa volta, però, Bruxelles sembra decisa a non permettere che a Roma si sprechi un´altra occasione. E dunque Almunia ha accolto con entusiasmo la velata richiesta di sostegno che gli è venuta da un Padoa-Schioppa evidentemente preoccupato che lo "spirito di Caserta" possa mettere le pastoie all´azione del governo.
I timori del ministro dell´Economia, del resto, sono ampiamente condivisi a Bruxelles. Dopo il risanamento del bilancio, le pensioni figurano infatti in testa alle priorità che l´Europa da tempo ci ha assegnato.
Basta andare a prendere il documento con cui il 12 dicembre scorso la Commissione trasmetteva ai ministri economici europei le sue valutazioni sul programma Italiano di riforme: «La piena messa in opera della riforma delle pensioni è cruciale per limitare nel lungo termine l´aumento della spesa pubblica connesso all´invecchiamento della popolazione. Da questo punto di vista il ripetuto posticipo della revisione dei coefficienti pensionistici è motivo di preoccupazione». E più avanti: «l´Italia dimostra un chiaro impegno al risanamento dei conti sul lungo periodo, ma i rischi rimangono significativi e la piena applicazione della finanziaria 2007 seguita da un ancor più rigoroso approccio al risanamento negli anni immediatamente successivi sarà cruciale. Anche la messa in opera della riforma delle pensioni e il rafforzamento delle misure proposte per le pensioni e la sanità saranno essenziali».
Sulle modalità con cui la riforma sarà applicata, da Bruxelles giungono invece segnali di disponibilità. Lo "scalone" previsto dalla riforma Maroni è giudicato certamente efficace dal punto di vista del contenimento della spesa pubblica. Ma potrebbe anche essere sostituito da "scalini" più progressivi e più equi, purché il saldo finale dell´operazione rimanga invariato in termini di mancato aggravio per le casse dello stato.
Nei momenti critici, insomma, l´Europa torna a svolgere quel ruolo di "vincolo esterno" che già ci ha consentito in passato di agganciare il treno della moneta unica ma che, allora, non riuscì a imporci con sufficiente determinazione la via delle riforme strutturali. Oggi la posta in gioco è forse meno visibile, ma probabilmente anche più importante: restituire al Paese quella competitività perduta negli anni del governo di centro-destra, senza la quale il risanamento non può durare e l´Italia è destinata a restare la zavorra dell´Unione europea: una carcassa che le economie più competitive non tarderebbero a spolpare.
Ma l´azione di Almunia non sarà solo repressiva. Proprio mentre l´agenzia di rating Fitch si prepara a rivedere al rialzo le quotazioni dell´Italia dopo averle abbassate solo qualche mese fa, anche dalla Commissione dovrebbe arrivare un primo riconoscimento importante per gli sforzi compiuti. Tra dieci giorni Bruxelles renderà noto il proprio giudizio sul nuovo programma di stabilità italiano seguito al varo della finanziaria. E, secondo le indiscrezioni, sarà un voto ampiamente positivo in cui si riconosce che per la prima volta i rischi per il Paese sono diminuiti. A condizione, ovviamente, di riuscire la varare l´annunciata riforma delle pensioni e della Pubblica Amministrazione. La via di uscita dal purgatorio della procedura di infrazione per debito eccessivo, dopo che Francia e Germania ne sono già fuori, sembra finalmente un po´ meno in salita anche per noi.

 

 

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