LUNEDÌ, 09 OTTOBRE 2006
Pagina 23 - Esteri
L´INTERVISTA
Il responsabile di Giustizia e Immigrazione con Straw sul velo:
"Dobbiamo difendere la libertà d´espressione"
Frattini: "Da noi non c´è la sharia"
Il commissario: nella Ue le donne islamiche si dicano europee
ALBERTO D´ARGENIO
BRUXELLES - «Vorrei sentire le stesse donne musulmane
affermare: prima siamo europee e poi islamiche. Vorrei vedere
i moderati dell´Islam guidare le proprie comunità
verso l´integrazione».
Franco Frattini, vicepresidente della Commissione Ue con delega
alla Giustizia e all´Immigrazione, non ci sta. Si oppone
a chi attacca i valori occidentali e propone un nuovo modello
di integrazione: la concertazione tra i rappresentanti islamici
e le istituzioni locali. Per diffondere queste idee il commissario
europeo ha organizzato il Forum europeo dell´integrazione
che è iniziato venerdì a Rotterdam, in Olanda,
e che tra le altre città toccherà anche Milano.
Le dichiarazioni dell´ex ministro degli Esteri britannico,
Jack Straw, hanno riaperto le polemiche sul velo islamico e,
più in generale, sull´integrazione dei musulmani.
Cosa ne pensa?
«Innanzitutto vorrei sottolineare la grande amarezza che
provo per come si reagisce alla libera espressione del pensiero.
È del tutto inaccettabile che le affermazioni di una
persona vengano puntualmente attaccate. Quando la libertà
di pensiero del Santo Padre è stata messa in discussione
dalle minacce dei terroristi avrei voluto vedere i moderati
islamici prendere la parola. Ma non l´hanno fatto».
Ma, nel merito, il velo è inaccettabile?
«Beh, io su questo punto vorrei una presa di posizione
da parte delle donne islamiche. Vorrei sentire le donne musulmane
affermare di sentirsi innanzitutto europee. Credo ce ne siano
moltissime che, ad esempio, si considerano prima italiane e
poi islamiche. Sono queste le donne che vorrei sentir parlare.
D´altronde come si può parlare di integrazione
se poi si vuole segregare la donna?»
Integrazione e identità sono due spinte inconciliabili?
«L´identità religiosa e delle tradizioni
non si mantiene segregandosi, ma aprendosi. Questo è
un concetto che dovrebbe essere spiegato dalle leadership culturali
e religiose mentre ci siamo ritrovati di fronte al silenzio
quando sono esplosi i casi della ragazza di Palermo chiusa in
casa e della ragazza di Brescia uccisa dal proprio clan. Insomma,
tra i pilastri della società europea ci sono l´eguaglianza
tra uomo e donna e la libertà d´espressione e non
si toccano. Da noi mica vige la sharia».
Ma neanche i leader politici hanno preso posizioni nette...
«Ho già criticato la mancanza di prese di posizione
su questi due casi e sono stato il primo italiano a reagire
contro le minacce al Papa. Io dico che i valori fondamentali
dell´Europa devono essere garantiti. Se noi non manteniamo
un´identità forte, se non siamo chiari sui nostri
principi come facciamo ad integrare gli altri? Possiamo garantire
il rispetto delle tradizioni delle comunità musulmane
solo se queste non sono in contrasto con alcune regole di base,
anche quelle non scritte».
Regole non scritte. E se invece le scrivessimo come hanno fatto
in Francia proibendo il velo?
«Sinceramente per legge avrei difficoltà a farlo,
sennò domani dovrei accettarne una che impone la lunghezza
delle minigonne».
Se dovesse scegliere tra i due modelli di integrazione, l´assimilazione
e il multiculturalismo, quale preferirebbe?
«Hanno fallito entrambi. Ora il nostro lavoro parte con
questa premessa: puntiamo sull´integrazione concordata
in cui chi rappresenta le diverse comunità concerta le
linee e stabilisce i punti che non possono essere valicati.
A Rotterdam, per esempio, esiste un contratto municipale sottoscritto
dalle comunità musulmane a nome dei loro membri. Un piccolo
esempio di integrazione concertata che è l´unico
modo di evitare l´avvento degli estremisti».