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28 June 2006
Sole 24 Ore – article from Minister of Agricultural Policies De Castro – All’Italia conviene giocare d’attacco

Il Presidente del Comitato Agricoltura del WTO ha da poco presentato il documento negoziale in vista della conferenza ministeriale del 29 giugno.

Un appuntamento molto atteso perchè da esso dipende la possibilità di un concreto rilancio del processo negoziale. Al contrario potrebbe divenire un duro colpo non solo per l'esito del negoziato ma anche per la stessa credibilità ed efficacia complessiva del WTO. E l'Italia, in questo frangente può svolgere un ruolo importante.

Il documento negoziale agricolo è un testo corposo, di oltre 80 pagine e, dalle prime valutazioni, non emergono segnali concreti del riconoscimento delle posizioni e richieste europee, nonostante il fatto che da ottobre 2005 ad oggi le concessioni fatte dall'UE sono state notevoli e, purtroppo, unilaterali. In particolare, in tema di sussidi all'export, dopo avere accettato l'eliminazione degli aiuti nel 2013, siamo ancora sulla difensiva per evitare una implementazione squilibrata ed una riduzione non solo in termini di valore ma anche di quantità.

Senza entrare troppo nei dettagli, non v'e' dubbio che l'Unione Europea esca debole da questa fase dei lavori e inevitabilmente assisteremo dalle prossime ore ad un nuovo protagonismo degli stati membri. Ma a questo punto si apre un bivio.

Se le posizioni rimarranno immutate si andrà incontro ad un nulla di fatto, quindi un fallimento. Con problemi che non riguardano solo l'UE.

Problemi per gli Usa, che riflettono la ferma posizione del Congresso e la forte opposizione della lobby agricola interna. Ma allo stesso tempo gli Stati Uniti si avviano alle elezioni legislative del prossimo novembre e non possono non tener conto del fatto che proprio quest'anno per la prima volta hanno chiuso in passivo la bilancia commerciale. Problemi anche per i G20, a partire dal capofila Brasile che ad ottobre avrà le elezioni presidenziali e per questo motivo farà difficilmente passi che possano determinare perdite di consenso.

In ultimo, ma non meno importante, vi è la stessa Wto. Che troverà conferma del suo ruolo solo se porterà a risultati, anche se minimi, già alla prossima ministeriale.

Da qui la convinzione che nei prossimi giorni ci saranno spinte e interessi convergenti per la ricerca di un compromesso negoziale che, seppur minimo, permetta di affermare che sono stati compiuti passi in avanti. Ma la posizione è di stallo ed in relazione alle complesse regole negoziali, l'Italia potrebbe svolgere il ruolo di ago della bilancia.

E qui si pone la questione. Occorre chiedersi quale sia l'interesse economico e di sviluppo del nostro Paese rispetto alla posizione da assumere per il dossier agricolo: pro o contro un accordo minimo.

Se valutiamo la situazione guardando le imprese e i bisogni dell'economia prima di immergersi nei testi giuridici, i dati parlano chiaro. Occorre giocare all'attacco.

Giocare un ruolo passivo, teso a mantenere lo status quo, nel quale - in termini relativi agli altri Paesi UE - godiamo in misura minore degli strumenti protettivi e veniamo penalizzati molto di più in termini di mancata opportunità di crescita del nostro export, è la scelta sbagliata. Sia in termini tattici che strategici.

Bisogna provare a spingere almeno per un accordo minimo, vincolando però la posizione italiana all'inserimento dei temi per noi prioritari della tutela internazionale delle Indicazione Geografiche (DOP e IGP). Tutto ciò deve avvenire condizionando con fermezza la nostra posizione al definitivo rifiuto di concessione unilaterale e all'ottenimento di precise contropartite e passi in avanti anche da parte di Usa e G20.

 

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