Anticipazioni/ l´introduzione di Prodi al saggio
di Leonard
Perché l´Europa sembra smarrita
ROMANO PRODI
Dopo un formidabile periodo di successi - l´introduzione
dell´euro, il grande allargamento ai paesi dell´Europa
centrale e orientale - l´Unione europea sembra essersi
smarrita. È passato poco più di un anno da quando
i governi hanno firmato il trattato che istituisce la Costituzione
europea, eppure oggi la sua entrata in vigore è di fatto
bloccata, dopo i risultati negativi dei referendum in Francia
e nei Paesi Bassi. Sono frattanto riapparsi i fantasmi degli
egoismi nazionali, e il deludente accordo raggiunto sul quadro
finanziario dell´Unione europea fino al 2013 sta lì
a dimostrarlo.
L´improvviso cambio di clima politico in seno all´Unione
europea non è una novità. Al contrario, la storia
della costruzione comunitaria ci insegna che il suo sviluppo
non è avvenuto in maniera lineare, ma è stato
il frutto di frequenti discontinuità. A periodi di grande
dinamismo e di giustificato entusiasmo, sono seguiti momenti
di sensibile rallentamento e di contagioso scetticismo.
Questa oscillante evoluzione è ampiamente giustificata
dalla complessità dei processi di integrazione europea.
Unire gli Stati del Vecchio Continente usciti distrutti dal
secondo conflitto mondiale, unificare i mercati, riavvicinare
i modelli economici e sociali, amalgamare i popoli europei e
le loro culture è tutt´altro che un progetto semplice.
Tuttavia, malgrado le difficoltà, la costruzione comunitaria
non si è mai fermata: gli Stati membri, con il determinante
apporto della Commissione europea, sono costantemente riusciti
a condividere le ragioni - la solidarietà innanzitutto
- per promuovere la loro integrazione; sono stati sempre in
grado, non senza frizioni, di coagulare la volontà politica
per proseguire insieme sulla strada dello sviluppo, del benessere,
della giustizia.
È per questo che la storia comunitaria è una storia
di successo. È la storia della realizzazione di uno spazio
europeo condiviso di pace, libertà e prosperità.
Non dobbiamo dimenticarlo mai, e soprattutto non dobbiamo dimenticarlo
nelle situazioni di crisi, quando la forza ideale del progetto
europeo sembra venire meno.
In questi momenti di difficoltà, nel vuoto apparente
o reale di risposte della politica, ritrovano vigore le voci
tradizionalmente critiche nei confronti dell´unità
europea, riaffiorano vecchi dubbi, nascono nuove diffidenze,
spesso stimolate da mezzi di informazione pronti ad attribuire
all´Unione europea la responsabilità di tutti i
mali della società e dell´economia del Vecchio
Continente. Occorre reagire e contrastare con vigore intellettuale
e politico la percezione di un´Europa prigioniera della
sua debolezza e incapacità di reagire.
Non farlo contribuirebbe a provocare nell´opinione pubblica
un malinconico disincanto e a condannare l´Unione europea
a un declino inarrestabile nell´immaginario collettivo
e non solo.
C´è bisogno di ristabilire la fiducia dell´insieme
dei cittadini nel progetto europeo. Uno dei tanti modi di farlo
è proprio quello di ricordare che la storia comunitaria
è una storia di successo.
Un contributo importante in questa direzione ci giunge da oltre
Manica, con un soffio di ottimismo che non può che stupirci
favorevolmente proprio perché britannico. Ce lo offre
il giovane Mark Leonard con il suo volume Europa 21 (The European
Century). E lo fa con il tradizionale pragmatismo anglosassone,
registrando innanzitutto i fatti, senza lasciarsi trasportare
dalla retorica europeista. Più che sulle idee, infatti,
il libro di Leonard si concentra sulle realizzazioni concrete
dell´Unione europea. Originale è la chiave di lettura
con cui egli descrive i successi dell´Europa, il filo
rosso che unisce gli undici capitoli del volume. Leonard lo
definisce il "potere di trasformazione" dell´Unione
europea ed è il frutto della sua capacità di utilizzare
l´ampiezza del suo mercato e la sua diplomazia. Questo
potere, sottolinea l´autore, è il più importante
sviluppo nelle relazioni internazionali dalla creazione dello
Stato-nazione. Basato sulla legge e sulla condivisione di valori
comuni, il "potere di trasformazione" altro non è
che un altro modo di definire il "metodo comunitario",
lo strumento originale attraverso cui hanno preso avvio le Comunità
europee.
Grazie a questo metodo, abbiamo fondato la nostra Unione sulla
riconciliazione tra popoli e nazioni del nostro continente,
sulla tolleranza verso gli altri, sulle libertà individuali
e i diritti delle minoranze. Uniti nella nostra diversità,
abbiamo basato l´Unione sulla volontà di capire
il punto di vista altrui anziché di imporre il nostro,
su impegni reciproci assunti liberamente e accettati democraticamente.
Il rispetto per la diversità ha consentito a ciascun
paese di mantenere le proprie caratteristiche, senza intaccare
il nostro comune rispetto per i valori e i principi che condividiamo.
Tutto ciò è l´innegabile successo di un
approccio inclusivo e multilaterale che Leonard aiuta a scoprire
attraverso la sua lente di ingrandimento.