Si vince con regole e fermezza
di Romano Prodi
Caro Direttore, la tragedia di Tor di Quinto ha turbato le coscienze di tutti. E la compostezza con cui Giovanni Gumiero e la famiglia Reggiani hanno reagito al dolore mi ha profondamente commosso. Un esempio di altissimo senso civico e morale. Nelle parole del primo ministro romeno Tariceanu, con cui ho parlato a più riprese negli ultimi giorni, c'è mortificazione e vergogna per il crimine efferato di cui si è macchiato il suo connazionale. Ma c'è anche la legittima richiesta di tutelare quanti lasciano il loro Paese con il loro carico di speranze e di attese per portare il contributo della loro opera all'economia italiana.
Non possiamo dimenticarci che senza il contributo degli immigrati l'Italia si fermerebbe non solo di notte (visto che gran parte di essi sono impiegati nei faticosi turni notturni), ma anche di giorno. Come capo del governo quindi ho il dovere di rispondere alle esigenze dei cittadini che chiedono più sicurezza, un tema sul quale so di trovare su questo giornale, che da tempo ha lanciato l'allarme, grande sensibilità e a quelle, altrettanto legittime, dei tanti stranieri che bussano ogni giorno alle porte sperando di poter avere nel nostro Paese un'esistenza dignitosa.
I provvedimenti adottati dal governo rappresentano una prima risposta concreta: il decreto sull'espulsione d'urgenza dei cittadini comunitari pericolosi per l'ordine pubblico e sociale è stato un atto doveroso oltre che giusto. Così come è doveroso e giusto organizzare sempre meglio la cooperazione con le autorità romene per la gestione dell'emergenza criminalità e più in generale dei flussi migratori. Alcune collaborazioni sono avviate da tempo.
Mi riferisco alle intese con la polizia romena per combattere insieme i fenomeni criminali e a quelle con le loro autorità giudiziarie per trasferire in penitenziari in Romania i cittadini romeni detenuti in Italia e condannati i via definitiva. Altre misure si stanno mettendo a punto in questi giorni. Penso al potenziamento delle strutture di collegamento del nostro ministero dell'Interno a Bucarest e all'intesa tra le polizie di frontiera italiana e romena per controllare meglio i punti nevralgici del confine occidentale romeno e della nostra frontiera nord-orientale.
Si tratta di iniziative importanti, che possono essere ulteriormente ampliate, e che rivelano la disponibilità piena di Bucarest a cooperare con noi. Su un piano più generale entro la fine dell'anno dovremo avviare con i partner europei un'iniziativa comune per regolare al meglio i flussi romeni verso il resto d'Europa evitando, per quanto ci riguarda, lo smantellamento di un regime che al momento prevede mi preme ricordarlo l'accesso solo a determinate categorie professionali.
Quello che non possiamo permetterci è la criminalizzazione di un popolo intero per colpa di un singolo o di una minoranza. Quello che dobbiamo evitare, anche per rispetto alla famiglia Reggiani, è la strumentalizzazione politica di una vicenda gravissima e dolorosissima, ma che va ascritta e circoscritta nell'ambito del fenomeno criminale. Bisogna evitare il rischio di derive xenofobe. Perché la xenofobia e l'intolleranza non appartengono ai nostri valori e alla nostra cultura. E perché è pericoloso rafforzare sospetti e pregiudizi sin qui isolati.
Dobbiamo perciò continuare nella nostra politica di Paese serio, europeo, che crede nei valori della libertà, della democrazia, del rispetto della dignità umana e della solidarietà. Un Paese che tende ad attribuire a tutti coloro che vivono sul proprio territorio, indipendentemente dalla nazionalità, i medesimi diritti e i medesimi doveri. Dobbiamo continuare ad aprirci a cittadini di altri Paesi che decidono di venire da noi legalmente e di accettare le nostre regole di convivenza. Con la stessa determinazione dobbiamo continuare a respingere coloro che cercano di stabilirsi da noi illegalmente e che a queste regole non intendono conformarsi.
Per noi italiani sarebbe impensabile comportarsi diversamente. Soprattutto se ripensiamo alle sofferenze e alle discriminazioni subite nel passato dai tanti nostri connazionali costretti a cercare fortuna in altri Paesi. La verità è che non si possono fermare i flussi migratori. Si debbono controllare, gestire: ed è quello che come gli altri Paesi europei ci sforziamo di fare ogni giorno. Ma azzerare i flussi di immigrati nel nostro Paese non è possibile, semplicemente perché non è possibile ignorare le conseguenze della demografia.
Dobbiamo anzi imparare sempre di più a considerare l'immigrazione legale come una risorsa, un sostegno per i nostri sistemi economici e sociali. L'unica cosa ragionevole da fare quindi è attrezzarsi al meglio per farvi fronte. Dialogare con i Paesi di origine e offrire loro incentivi per porre un freno alla partenze indiscriminate, soprattutto se si tratta di persone con precedenti penali. E allo stesso tempo dotare il nostro Paese degli strumenti per governare una società destinata a diventare sempre più multietnica e multiculturale, e quindi sempre più articolata.
Per questo occorre una politica a tutto campo, in grado di cogliere la complessità della sfida. Occorre partire da un livello maggiore di conoscenza. Cominciando dalla scuola e dalla ricerca. Perché non si può essere pronti ad accogliere se non si è prima mentalmente aperti nei confronti della diversità. Dobbiamo costruire un Paese moderno e aperto, che sappia offrire opportunità agli immigrati che se le meritano. Che sappia distinguere tra criminali e lavoratori onesti. E che continui a far entrare questi ultimi in base alle richieste dal mondo del lavoro. L'impresa è ardua ed esigerebbe ben altre risorse rispetto a quelle disponibili. Sapere che altri Paesi europei sono nella nostra stessa situazione può consolare, ma non cambia i termini del problema.
Ce la possiamo fare solo se ognuno farà la propria parte: il governo, gli enti locali, i comuni, la società civile... Credo che sia prima di tutto un dovere morale offrire al nostro prossimo, e quindi a noi stessi, qualcosa in più delle baracche indegne e del degrado che troppo spesso circonda le comunità straniere in Italia. Vorrei tornare alla Romania e ai romeni. Continuo a credere che sia stato un bene aver accolto la Romania in Europa. Lo dimostrano ogni giorno il lavoro onesto delle tante migliaia di lavoratori romeni in Italia e nel resto del continente.
Non è casuale che i romeni siano la comunità straniera più numerosa in Italia: anche in Romania c'è una fortissima concentrazione di aziende e di lavoratori italiani. Al 30 ottobre 2006 risultavano iscritte al Registro del Commercio romeno oltre 20.000 società italiane, la maggior parte di medie o piccole dimensioni. L'Italia è il quinto investitore in Romania, con una cifra che supera gli 850 milioni di euro (circa il 6% del totale del capitale straniero registrato in Romania). E sotto il profilo dell'impiego della manodopera locale, l'Italia può essere considerata il primo investitore, con un totale di circa 600.000 posti di lavoro creati direttamente da aziende italiane o nell'indotto.
La realtà quindi è che la Romania è un Paese amico e che i romeni sono un popolo con il quale lavoriamo bene insieme. Non dobbiamo permettere che una minoranza criminale da un lato e xenofoba dall'altro rovini questa amicizia e questa collaborazione dalla quale entrambi i nostri popoli hanno molto da guadagnare.