LA STAMPA 5-10-2006
ANCORA DUE ANNI DI DAZI SULLE SCARPE CINESI. VINCE
LA LINEA ITALIANA
Colpiti anche i prodotti vietnamiti.
Di Maria Maggiore.
Dopo la buona notizia per il Governo Prodi sull’Irap,
arriva dall’Europa la conferma di superdazi sulle scarpe
cinesi. Gli ambasciatori dei 25 Stati dell’Unione hanno
raggiunto un accordo, ieri mattina, sul pacchetto antidumping
contro Cina e Vietnam, dopo una lunga e difficile trattativa
andata avanti per più di un mese. Tra due giorni entreranno
in vigore le nuove misure che prevedono dazi del 16,5% per le
scarpe in pelle fino alla misura 37 (anche calzature per bambini)
e del 10% per quelle vietnamite. Una misura di protezione contro
l’invasione di merce a basso costo, che resterà
in vigore fino al 2008.
L’Italia ce l’ha fatta. L’Ambasciatore Rocco
Cangelosi non nascondeva la sua personale soddisfazione. È
stato necessario un lavoro certosino di contatti e pressioni
sui singoli Paesi per modificare le alleanze e spostare l’asse
della bilancia. I governi, attraverso i loro rappresentanti
a Bruxelles, avevano già votato prima dell’estate
sulle nuove misure proposte dal Commissario Mandelson. Una maggioranza
di quattordici Paesi aveva rigettato in toto l’idea di
promulgare il sistema dei dazi, messo in piedi lo scorso aprile
per tamponare l’impennata nelle esportazioni da Cina e
Vietnam. Le sono da capogiro. In un anno l’import di scarpe
cinesi è aumentato del 320% e del 700% per le calzature
vietnamite.
Già l’inverno scorso si è consumata una
dura battaglia a Bruxelles con il fronte dei Pesi produttori,
Italia in testa, schierati a favore di misure urgenti a salvaguardia
di un mercato che rischia il fallimento. E dall’altra
parte il blocco dei Paesi del Nord Europa, grandi consumatori
di merce asiatica. L’Italia aveva già vinto la
prima battaglia in aprile, ottenendo dazi progressivi dal 4%
al 19% (per Cina). Ma domani queste misure scadranno e se non
fossero state sostituite in tempo, si sarebbe tornati alla situazione
di partenza, senza regole.
La Commissione aveva messo sul tavolo una proposta di compromesso,
con nuovi dazi per cinque anni. Ma il blocco del Nord continuava
a tener duro. La Francia ha allora proposto di ridurre a due
anni il pacchetto. Ma la presidenza finlandese, schierata per
il no continuava a temporeggiare. Finchè in extremis,
due piccoli paesi, Austria e Cipro, astenendosi hanno favorito
la creazione di una maggioranza a favore dei dazi. Personale
vittoria anche per il ministro Emma Bonino, che a Bruxelles,
la settimana scorsa, aveva perso la pazienza con la presidenza
finlandese che non rispettava il suo ruolo di arbitrato, ritardando
il compromesso. “Non si tratta di misure protezionistiche.
Io sono per il libero mercato ma ci vogliono delle regole”.
Ora la battaglia italiana si sposta sul “made in”
obbligatorio, una proposta di regolamento che dorme nei cassetti
del Consiglio da più di un anno per la ferma ostilità
da parte di grandi Paesi come Germania e Regno Unito. “Il
governo intende mettere sul “made in” lo0 stesso
impegno e la stessa determinazione che hanno consentito di ottenere
la proroga delle misure antidumping sulle calzature” ha
assicurato il ministro Bonino. Il “made in” renderebbe
obbligatoria la marcatura d’origine per alcune categorie
di prodotti importati dei Paesi terzi, cioè il tessile-abbigliamento,
gli articoli in pelle e cuoio, i mobili, le ceramiche, i pneumatici
e la gioielleria.
“Solo la lotta spietata alla contraffazione potrà
cancellare il dumping sociale, economico e ambientale dei Paesi
asiatici” ha detto l’eurodeputato e ex sindaco di
Biella (Margherita) Gianluca Susta.