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3 November 2007
IL TEMPO - L'Europa richiamerà la Romania Di Franco Frattini

 


L'Europa richiamerà la Romania

Di Franco Frattini

Da molti mesi ormai - dal giugno scorso almeno: quando il sindaco di Milano per primo si trovó a fronteggiare e denunciare il "problema rom" - le nostre autorità hanno affrontato il tema di come rendere operativa, anche in Italia, la Direttiva Europea che dall'aprile 2006 consente di espellere anche quei cittadini comunitari che non abbiano mezzi di sostentamento o si siano macchiati di reati. La complessità giuridica è sembrata per mesi fare da scudo a quello che in realtà era un dissenso politico che ha invece attraversato e attraversa la maggioranza di governo: impedendo così al ministro Amato, come certamente avrebbe voluto, e quindi a prefetti, sindaci e forze dell'ordine di disporre di quegli strumenti necessari a reprimere e a scoraggiare questa violenza di importazione. E in una materia, tra l'altro, che la sinistra ha tradizionalmente confinato nel limbo di una criminalità considerata minore. Da qui il cinico utilizzo della parola "microcriminalità" ad indicare ciò che spesso e al contrario rappresenta un'esperienza dolorosa e terribile per chi l'abbia subìta.
Non bisognerebbe essere "di destra" o "di sinistra" per comprendere infatti che le prime vittime di questa violenza sono spesso e prima di tutto i cittadini indifesi e comunque proprio coloro che confidano in una vita resa sicura da istituzioni presenti nel territorio e nel tessuto delle nostre città. Presenti non soltanto in nome di diritti, ma nel rispetto di quelle che sono le aspettative elementari di ciascun cittadino. Ma in Italia non è così. E non deve pertanto stupire che la decisione sacrosanta e incompleta del Consiglio dei Ministri cerchi ancora una volta di fondarsi - per giustificarsi di fronte al proprio orizzonte solo ideologico ormai - su di una ragione negativa (il rischio della xenofobia dei tifosi del derby capitolino) o sul tentativo di attribuire ad altri (il centro destra) la responsabilità di una condizione e di un contesto diventati esplosivi.
Ancora una volta si finge di non capire che la sicurezza è un diritto fondamentale che le istituzioni hanno il dovere di assicurare ai cittadini perché essi possano esercitare le loro libertà. E che questa tutela va affermata senza giustificazionismi, senza che cioè - come sembra ancora di capire troppe volte - la disuguaglianza sociale sia un alibi giustificativo della violenza e della sopraffazione contro chiunque: dal piccolo commerciante all'anziana rapinata della sua pensione, per finire con i custodi della villa veneta torturati e trucidati senza che nessun sentimento di pietà o di reazione tempestiva attraversasse le nostre autorità. Di più: non possiamo e non dobbiamo tollerare che in nome di un'appartenenza culturale diversa dalla nostra si compiano reati gravi come quello di sfruttare i bambini inducendoli al furto.
Fingiamo di mascherare sotto i panni della bontà un sentimento che è in realtà razzista perché non ritiene "il povero" o la persona in cerca di una nuova identità capace delle virtù e del comportamento della gente "normale". Non dobbiamo infine commettere l'errore di far credere che la nostra tolleranza e simpatia abbiano trasformato l'Italia al punto da rendere le sue città "pericolosamente aperte", una terra nella quale il crimine sia meno combattuto che altrove. E certo, non aiutano le posizioni di chi, nella maggioranza, ancor ieri al Senato invocava un ripensamento su questa decretazione d'urgenza. Tutto il contrario: bisogna che tutto il pacchetto sicurezza si trasformi in decretazione di urgenza mentre per parte sua l'Unione Europea saprà essere garante del pieno rispetto, da parte di tutti, delle nostre leggi europee richiamando - se necessario - la Romania al dovere di riprendersi quei cittadini che ne hanno macchiato l'immagine.
Franco Frattini

 
 

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