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3 November 2006
La Stampa - Frattini: sosteniamo Erdogan - di Marco Zatterin



È saltato il vertice rappacificatore fra turchi, greci e ciprioti in Finlandia. C'è polemica perché il premier Erdogan non vedrà il papa. Un giovane musulmano ha sparato contro il consolato italiano. Commissario, è una giornata nera per il processo di avvicinamento di Ankara all'Unione europea, vero? «È un'altra giornata in cui bisogna tenere i nervi saldi - risponde Franco Frattini, vicepresidente dell'esecutivo di Bruxelles -, il momento di fare esattamente il contrario di quello che verrebbe voglia di fare, e cioè accusare la polizia e lo stato turco di aver sbagliato tutto. Le tensioni e i singoli episodi non debbono convincere l'Europa a rinunciare al percorso, strategico, che ci avvicina ad Ankara. Un passo indietro sull'onda delle emozioni sarebbe un errore».

È difficile trattare quando anche l'incontro di Helsinki è stato osteggiato dai turchi perché sarebbero presenti i ciprioti. Così mancano le condizioni più elementari.
«Questo è vero. Tuttavia il confronto non prevede necessariamente l'avvio del negoziato di adesione su tutti e 35 i capitoli stabiliti. Anzi, si può discutere punto per punto partendo dai temi sui quali ciò è possibile. Si può andare avanti a tappe, senza chiuder loro la porta in faccia. Se lo facessimo, daremmo ragione agli estremisti nemici di Erdogan che oggi, malgrado tutto, ha bisogno di essere sostenuto. L'alternativa al suo governo potrebbe essere estremista e profondamente ostile agli occidentali».

Le fughe di notizie sul rapporto che la Commissione sta preparando fotografano una Turchia non all'altezza della situazione quanto a riforme. Conferma?
«È così. Appena dieci giorni fa ho visto il responsabile per l'adesione Ue, Ali Babacan. Gli ho detto chiaramente che sulla libertà religiosa, come su quella di stampa, non ci siamo ancora e che sulle riforme devono ancora essere compiuti dei passi sostanziali. Lui ha assicurato che il parlamento turco sta per approvare un nuovo pacchetto di riforme propedeutico all'apertura di tutti i capitoli negoziali».

Allora si va avanti à la carte, sui dossier maturi, lasciando da parte gli altri?
«Questo è il modo di mantenere il filo del dialogo. La trattativa, comunque vada, sarà lunga. Cosa ci guadagna l'Europa a rompere anche laddove potrebbe discutere? Esistono questioni delicate e gravi come religione, libertà di stampa e Cipro, ma - ad esempio - il capitolo della giustizia si può vedere subito».

Anche alla luce delle critiche attese dalla Commissione, si è creato uno scenario in cui i governi potrebbe decidere di sospendere il processo di adesione.
«Considerando la sensibilità di alcuni importantissimi paesi europei, a partire da Germania e Francia, immagino che vi possa essere più di una tentazione di farlo. Sarebbe uno sbaglio. Non stiamo parlando di questioni talmente dirompenti da modificare lo scenario rappresentato un anno fa quando la Turchia è diventato paese candidato. Abbiamo episodi gravi e spiacevoli che certo non aiutano, ma il quadro non è mutato. Si deve andare avanti».

 

 

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