"Pattuglie in mare entro agosto e con Gheddafi
trattativa aperta"
Il vicepresidente della commissione Ue Franco Frattini: personale
da Italia, Malta e Grecia
ALBERTO D´ARGENIO
BRUXELLES - Franco Frattini anticipa i tempi ed entro la fine
di agosto sarà in grado di attivare la missione europea
per il pattugliamento del canale di Sicilia. L´ex ministro
degli Esteri del governo Berlusconi oggi è vicepresidente
della Commissione Ue con delega anche all´immigrazione
e lavora insieme ai ministri del centrosinistra, come Giuliano
Amato, per far fronte all´emergenza clandestini. Anche
se non si tira indietro quando c´è da criticare
il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero,
che nei giorni scorsi ha annunciato di voler modificare la legge
Bossi-Fini.
Commissario, quando potrà partire la missione "Jason
1" per il pattugliamento europeo al largo di Lampedusa?
«Prima che esplodesse l´emergenza e Amato mi chiedesse
un intervento formale la missione era stata programmata per
la metà di settembre. Ora però credo che potremo
farla partire perfino nel mese di agosto. Attivarla entro la
fine del mese sarebbe un ottimo risultato. In partenza dovrebbe
essere condotta da Italia, Grecia e Malta, ma poi si potrebbe
estendere ad altri paesi. Siamo stati in grado di reagire all´emergenza
rapidamente, i tecnici della Commissione e di Frontex (la nuova
agenzia Ue per il controllo delle frontiere, ndr) sono già
in Italia per mettere a punto le richieste: che tipo di expertise
occorrerà, che area andrà pattugliata, come verrà
ripartito il lavoro tra i tra Paesi».
Chi finanzierà il pattugliamento?
«L´Ue pagherà l´ottanta per cento della
missione mentre siamo in grado di pagare il cento per cento
dei voli di rimpatrio dei clandestini nel caso essi vengano
prelevati in almeno due stati europei».
Ma per essere efficaci serve anche la collaborazione dei paesi
di partenza dei battelli. A che punto sono i contatti con la
Libia?
«Qui abbiamo una novità di rilievo, visto che ho
avuto un riscontro positivo da Tripoli e in una lettera al ministro
degli Esteri ho formalizzato una proposta di negoziato globale
tra Europa e Libia su tutti i temi dell´immigrazione».
Il che significa che le navi europee potranno entrare nelle
acque territoriali libiche?
«No, Jason si fermerà fuori dalle loro acque come
avvenuto nei giorni scorsi per il pattugliamento italiano che
ha respinto due pescherecci carichi di clandestini al largo
della Tunisia. Fermare i battelli in mare aperto ha lo scopo
di soccorrere chi sta affogando e di rimandare indietro il grosso
dei clandestini. Quella sul pattugliamento all´interno
delle acque territoriali è invece una riflessione che
potrà avvenire nei tempi di un negoziato e di un confronto
più ampio. Oggi è evidente che quello che possiamo
ottenere è di far partire subito una missione in mare
aperto».
Quindi per operare con un modello simile a quello usato con
successo in Albania ci vorrà del tempo.
«E´ ancora prematuro, lo abbiamo realizzato con
Mauritania e Senegal e siamo in grado di farlo con Capoverde
per aiutare la Spagna. Ma i pattugliamenti all´interno
delle acque territoriali li abbiamo ottenuti solo dopo lunghi
e faticosi negoziati. E´ chiaro che se vogliamo l´effetto
deterrenza nel Mediterraneo centrale il pattugliamento deve
partire subito e non può aspettare la conclusione delle
discussioni. Ecco perché ho dato il via libera ad una
missione in alto mare».
Nel frattempo il ministro Ferrero ha detto di voler cambiare
la Bossi-Fini. Cosa ne pensa?
«Credo che si tratti di proposte messe sul tavolo senza
una riflessione approfondita. Le proposte devono seguire dei
dati statistici e prima di formularle bisogna capirne l´impatto.
Io dico che nel bel mezzo di un´emergenza come quella
che sta vivendo l´Italia non ci si può permettere
di fare degli annunci che hanno l´effetto di attrarre
ancora più immigrati».
Secondo lei Ferrero ha sbagliato più nel metodo che nella
sostanza.
«L´errore del ministro è di essere ricorso
ad un annuncio. Se oggi dico che si sta pensando di attenuare
i controlli, o qualcosa del genere, è evidente che le
migliaia di persone fuori dal Paese che tutte le mattine guardano
la tv italiana vengono a sapere che il governo si prepara ad
aprire le porte. Invece dovremmo prima capire l´effetto
del flusso migratorio, studiare quali sono i punti in cui la
Bossi-Fini non corrisponde all´equilibrio tra repressione
dell´illegalità e solidarietà. Se poi alla
luce della sua applicazione, e non di una riflessione ideologica,
troviamo degli aspetti della legge che non funzionano, se ne
può discutere. Ma dire smantelliamo la Bossi-Fini, frase
che purtroppo ho sentito evocare da esponenti della maggioranza,
è un modo di attrarre ancora più immigrati clandestini».